Gli orti urbani contro l'abusivismo e la speculazione | Architetto.info

Gli orti urbani contro l’abusivismo e la speculazione

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Sulla scia di un progetto già avviato nel 2008, prende il via l’iniziativa nazionale “Orti Urbani”, che propone un’idea innovativa di “orto” come mezzo di riqualificazione urbana, e che si rivolge a enti pubblici o privati che, possedendo delle aree verdi, le vogliano destinare a coltivazione, nel rispetto delle vocazioni e della memoria storica dei luoghi.

Il progetto è possibile grazie al protocollo d’intesa rinnovato da Anci, Italia Nostra onlus e Res Tipica. L’obiettivo di “Orti urbani” è sottrarre aree verdi all’abusivismo edilizio e alla speculazione riducendo l’inquinamento ambientale e mediante la creazione di orti e con la diffusione di agricoltura di qualità; viene promossa così la riqualificazione sia degli spazi urbani che periurbani, migliorandone il decoro e l’estetica e valorizzando il paesaggio con attività agricole che determinano lo sviluppo di una economia etica a diretto vantaggio delle comunità locali.

“L’operazione Orti urbani è un “work in progress”, un’iniziativa partita da alcune esperienze che via via si sta diffondendo in città piccole, medie e grandi”, spiega Marco Parini, Presidente Italia Nostra onlus. “Un modo per creare verde nelle aree residuali, generare un vero e proprio intervento agricolo alla ricerca di un cibo sano, con l’impegno altrettanto sano del tempo di molti cittadini. La tutela dell’ambiente e del verde urbano si attua anche attraverso questa importantissima azione”.

In Italia gli orti urbani coprono una superficie di quasi 500 mila mq, numeri apparentemente modesti, ma destinati a crescere notevolmente e rapidamente. Sono numerose infatti le città che hanno chiesto di aderire: Foligno progetta un orto di 2 mila metri quadrati in una villa storica in centro, Ostuni riqualificherà tutta la cinta muraria con orti terrazzati, Perugia punta sui 5 mila metri quadrati dell’orto-frutteto annesso al convento di San Matteo degli Armeni. E anche le grandi città cominciano a entrare in gioco: il Comune di Genova, ad esempio, dall’iniziale adesione con i 7 mila metri quadri dell’area di “Begato”, riguardante orti “sinergici” o “innovativi”, intende partecipare anche con tutte le aree oggetto di orti tradizionali (circa 140) per una superficie di 300 mila metri quadri. Di contro Torino, che già partecipa al progetto con a 50 mila metri quadrati e che ha annunciato l’intenzione di arrivare ad una superficie di 2 milioni di metri quadri di orti. O ancora Padova dove il Circolo Wigwam recupera le melanzane bianche di Imola, i pomodori Belmonte e Siberia e la famosa patata blu di Magone.

“Creare una rete di orti caratterizzati da un marchio – spiega Evaristo Petrocchi, responsabile del progetto Orti Urbani di Italia Nostra – offre una possibilità di rilancio a una tendenza che si sta delineando già da qualche anno e che è destinata ad estendersi con lo sviluppo delle aree orticole, che sia grandi metropoli che comuni medio piccoli hanno intenzione di sostenere ancor più efficacemente con nuovi orti o con la riqualificazione di quelli già esistenti o in corso di realizzazione”.

“L’istituzione degli orti urbani – secondo Fabrizio Montepara, Presidente Associazione Res Tipica – rientra nella filosofia di promozione del territorio agricolo comunale, individuando in essa un mezzo efficace per la sua salvaguardia attraverso le coltivazioni ortofrutticole. Salvaguardare, ma anche valorizzare: è indubbio che un’area territoriale destinata a coltivazioni venga preservata dal degrado, dall’abbandono, e venga rivisitata e rivissuta dai cittadini in una ottica dinamica di appartenenza e tutela. E’ indubbio, inoltre, che la diffusione degli orti urbani possa rappresentare, soprattutto nei piccoli centri, una fotografia del paesaggio più armoniosa per i turisti in visita e uno strumento di promozione del territorio. In tal senso, la firma del protocollo di intesa si coniuga con i valori promossi da Res Tipica negli oltre 2000 Comuni soci”.

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