Il tetto verde raccontato da chi lo fa: intervista agli olandesi Rooflife | Architetto.info

Il tetto verde raccontato da chi lo fa: intervista agli olandesi Rooflife

Vantaggi e filosofia della “quinta facciata”, spiegati da una società olandese specializzata in tetti verdi e verde tecnico, protagonista di uno degli eventi formativi di ROOFdinners, il 12 maggio a Milano

Tessa Florence Duste di Rooflife, protagonista dell'incontro di ROOFdinners, in programma a Milano il 12 maggio e a Torino il 13 maggio
Tessa Florence Duste di Rooflife, protagonista dell'incontro di ROOFdinners, in programma a Milano il 12 maggio e a Torino il 13 maggio
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Incontriamo Tessa Florence Duste di Rooflife, società olandese caratterizzato da un approccio olistico nella ricerca dell’integrazione progettuale fra vegetazione e architettura. Tessa e Rooflife saranno protagonisti del secondo appuntamento di ROOFdinners, l’evento dedicato ai tetti verdi organizzato dall’Ambasciata e dal Consolato Generale dei Paesi Bassi insieme all’Ordine degli Architetti di Milano, in programma nel capoluogo lombardo per giovedì 12 maggio (leggi l’intervista agli organizzatori).
L’incontro è stato l’occasione per una conversazione a tutto tondo, in cui Rooflife ci ha spiegato non solo la propria filosofia di lavoro e i propri obiettivi di progetto, ma in cui abbiamo anche potuto approfondire tematiche riguardanti possibili sviluppi futuri delle nostre città. Si è discusso di una nuova – ma possibile – interpretazione del progetto del verde, cogliendo l’occasione per ragionare, al contempo, su tecnologie contemporanee in via di sviluppo, come il verde verticale evoluto o la nascente tipologia edilizia delle Vertical Farm recentemente teorizzata negli Usa.
Per cominciare Le chiedo di descrivere Rooflife con una sola frase.
Con Rooflife vogliamo creare città più verdi tramite la consulenza, il progetto e l’integrazione vegetale sulla “quinta facciata” dell’edificio: il tetto (vai al sito della società).

Alla base del vostro lavoro sembra esserci un’idea di re-inserimento dell’elemento naturale all’interno dei tessuti urbani. Come immaginate le città del futuro? E in esse, quanto e quale tipo di verde ci sarà?
L’implementazione della vegetazione nelle nostre città non è una visione che abbiamo solo noi, ma un’urgenza che ci investe concretamente come cittadini: nel 2050 il 75% della popolazione mondiale sarà inurbata, e in tali metropoli, progredendo di questo passo, la natura diventerà sempre meno presente. Per poter godere di una vita salutare e felice nelle nostre conurbazioni abbiamo bisogno di integrare le piante in maniera intensiva. Questo è ciò che cerca di fare Rooflife: proviamo a rispondere a tale esigenza, concependo nuove soluzioni basate sui tetti verdi o adattando al verde le coperture esistenti. Immagino una città del futuro dove sono i suoi stessi abitanti a portare la natura; ove i cittadini sono la forza motrice di soluzioni verdi contro le problematiche di congestione ed iper-urbanizzazione.

Le coperture a verde sono certamente più diffuse nei Paesi Bassi che in Italia, dove comunque si stanno iniziando a proporre alcune soluzioni interessanti. Ritiene che il verde tecnico sia finalmente pronto per un approdo massiccio all’edilizia convenzionale?
Certamente! Ogni copertura edilizia è potenzialmente in grado di ospitare soluzioni a verde tecnologico: che sia un giardino pensile intensivo, un sistema a verde estensivo, o qualsiasi altra forma d’inverdimento che contribuisce a migliorare l’ambiente antropico. Dobbiamo capire che il verde tecnico è pronto per essere implementato su larga scala, anche se il suo percorso di sviluppo urbano è oggigiorno solo alla fase iniziale.

E allora come risponde a chi accusa tali sistemi di essere eccessivamente onerosi da un punto di vista manutentivo o di avere un eccessivo peso proprio in fase d’esercizio?
Chi critica ha la vista corta: i tetti verdi generano sia dei vantaggi economici, sia dei benefici legati alla qualità della vita. Purtroppo il beneficio sociale è un concetto difficile da tradurre in termini monetari, pur essendo senza dubbio di fondamentale importanza.
Se invece consideriamo i vantaggi economici, allora dobbiamo pensare che una copertura a verde è un ambiente supplementare per l’edificio. Pensate ad esempio che, in Olanda, un appartamento in città con un giardino sul tetto vale 169 Euro al metro quadro in più di quelli con copertura tradizionale.

Un esempio di giardino sul tetto realizzato da ROOFlife nei Paesi Bassi

Un esempio di giardino sul tetto realizzato da ROOFlife nei Paesi Bassi

Per quanto riguarda la manutenzione del pensile intensivo, essa è simile a quella di un normale giardino a terra, anche se, comunque, rimane una scelta del singolo individuo stabilire quanto tempo egli voglia dedicarvi. Inoltre i livelli di gestione variano molto tra i sistemi estensivi e quelli intensivi: i tetti verdi più semplici necessitano di manutenzione solo una o due volte all’anno, con costi contenuti; mentre il peso a saturazione idrica della copertura può variare di molto in funzione delle relative caratteristiche tecniche, ovvero dai 90 kg/m2 anche agli oltre 1.000 kg/m2 nei casi più gravosi. Ad oggi comunque, contestualmente a un’opportuna verifica della portanza strutturale dell’immobile, la gran parte dei tetti esistenti può ospitare senza troppi problemi una riconversione a verde.

Che cosa pensa del verde verticale? Ritiene che sperimentazioni come quelle di Patrick Blanc siano solo una moda passeggera o che abbiano concrete possibilità di sviluppo quotidiano?
L’implementazione di nuove tipologie di facciate verdi sta crescendo rapidamente e i relativi sistemi diventano progressivamente più economici, leggeri ed efficienti. Noi pensiamo che le opere di Blanc siano solo l’inizio di una rivoluzione vegetale nelle città, in cui il verde verticale può giocare un ruolo importante.

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E delle pratiche legate all’urban farming? È realmente possibile oggigiorno creare spazi di coltivazione all’interno delle conurbazioni, come suggerito, ad esempio, dal movimento delle Vertical Farm teorizzato dal Prof. Dickson Despommier dell’università della Columbia?
È davvero interessante assistere allo sviluppo di realtà come il Vertical Farm Movement, così com’è utile tenerle sempre bene in considerazione per la propria attività professionale. Sarebbe straordinario essere in grado di poter produrre cibo localmente; certamente, però, all’attuale stato dell’arte gli orti urbani non sono sufficienti alle nostre esigenze. Inoltre è fondamentale puntare a un verde urbano caratterizzato da scarsa energia incorporata in fase di realizzazione, cosa che non sempre accade.
Ci piacerebbe che le urban farm del futuro potessero essere collocate ai bordi delle città, lasciando invece, ai centri, un verde che non ha bisogno d’energia artificiale per sostenersi. I progetti di urban farming sviluppati nei Paesi Bassi, come il Dakakker a Rotterdam, sono delle sperimentazioni interessanti ma presuppongono eccessivi investimenti energetici per poter funzionare come fonte efficiente d’agricoltura. Con Rooflife, assieme al nostro partner Growndowntown, abbiamo sviluppato alcuni sistemi per l’orticoltura urbana, i quali forniscono soluzioni per incrementare la produzione edula nei contesti delle città.

Render di un progetto di inverdimento per edificio alto (fonte: ROOFlife)

Render di un progetto di inverdimento per edificio alto (fonte: ROOFlife)

C’è poi la questione dell’inquinamento: esso può essere un limite per la urban horticulture?
L’inquinamento dell’aria comporta la presenza di particolato che si deposita sui prodotti ortivi: ebbene, è esattamente la stessa cosa che avviene nei contesti periurbani dove, ad esempio, vasti campi di grano sono posizionati in prossimità delle autostrade. Tutta la frutta e verdura dev’essere necessariamente lavata prima del consumo.
Uno dei nostri obiettivi è ridurre l’inquinamento attraverso l’introduzione di coperture a verde, visto che, come noto, la presenza di vegetazione contribuisce a limitare l’inquinamento atmosferico.

Concludendo, di cosa parlerete a ROOFdinners?
Presenteremo le nostre realizzazioni e i progetti a cui stiamo lavorando, i quali comportano alcune importanti novità a livello d’integrazione del verde con l’architettura. Vogliamo condividere ciò che sappiamo, e allo stesso tempo cercare ispirazione da quello a cui potremo assistere durante queste particolari cene sul tetto.

Il team di ROOFlife al lavoro

Il team di ROOFlife al lavoro

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