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Il verde urbano aumenta, il rischio del suolo anche

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Suolo e territorio italiani rivelano segnali contraddittori: mentre è in aumento la disponibilità di verde urbano (rispetto al 2000, nei capoluoghi di provincia sono fruibili 3,1 metri quadrati in più per ogni abitante) e delle aree protette, il rischio idrogeologico rappresenta ancora una minaccia pesante, distribuita su tutto il territorio nazionale.

Un quadro a cui aggiungere i rischi causati dall’inquinamento presente in diverse aree del Paese, le quali necessitano azioni di messa in sicurezza e risanamento: 57 siti di interesse nazionale da bonificare, per un totale di 545 mila ettari, l’1,8% del territorio nazionale.

È il panorama tracciato dal primo Rapporto sul benessere equo e solidale, elaborato da Istat e Cnel e pubblicato nei giorni scorsi. Un’analisi che copre, per la prima volta, aspetti legati allo sviluppo economico che vanno oltre la mera valutazione del Pil del Paese, e toccano aspetti ‘sensibili’ dell’era contemporanea, come appunto l’ambiente.

Suolo e verde urbano sono due aspetti direttamente in relazione: se il primo, oltre a contribuire alla salvaguardia delle acque e al controllo dell’inquinamento, esercita effetti diretti sugli eventi alluvionali e franosi, il secondo mitiga gli effetti degli inquinanti gassosi, migliora il microclima tramite la produzione di ombra e l’emissione di volumi di vapore acqueo, protegge il suolo e riduce i rumori, il tutto con una sostanziale spinta positiva al benessere psicofisico della persona.

In Italia nel 2010, nel complesso dei comuni capoluogo di provincia, la popolazione dispone di 106,4 mq di aree verdi per abitante; rispetto al 2010, ogni abitante dispone di 3,1 mq in più. Si tratta, precisa il rapporto, di un indicatore che “esprime sinteticamente la qualità dell’ecosistema urbano e dei potenziali effetti benefici per la biodiversità, l’epidemiologia ed il clima su scala nazionale”.

A livello territoriale, le differenze rispecchiano la particolare collocazione dei Comuni: sono l’Aquila (2.793,8 mq), Pisa (1.514,4 mq) e Ravenna (1.193,1 mq) i Comuni con la dotazione per abitante maggiore. Leader negativi i capoluoghi di Olbia (2,9 mq), Imperia (2,5 mq) e Taranto (0,3 mq).

Per una tendenza all’aumento del verde urbano, il rapporto rileva ancora la presenza di forti rischi naturali che minano il benessere delle persone. Ad esempio l’indice di franosità, che considera solo uno degli aspetti possibili nelle aree sottoposte a rischio idrogeologico, è distribuito praticamente su tutto il territorio nazionale, con punte nelle Marche, in Val D’Aosta, nella Provincia di Trento, in Lombardia e in Molise.

Oltre i fattori ‘naturali’, le attività antropiche costituiscono una forte fonte di rischio per la salute pubblica e l’ambiente. Sono 57 i Siti di interesse nazionale individuati dalle autorità, per un totale di 545 mila ettari, pari all’1,8% dell’intero territorio. La Campania è la regione con la maggior estensione di superficie ricadente in Sin (211 mila ettari, ovvero il 15,5% dell’intera superficie regionale), ma incidenze alte sono rilevate anche in Lazio (6,8%) e in Piemonte (4,2%).

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