Smart City davvero: 12 esempi concreti da Genova agli Emirati | Architetto.info

Smart City davvero: 12 esempi concreti da Genova agli Emirati

Riqualificazione dell'esistente e progettazione del nuovo secondo regole smart per l'ottimizzazione delle risorse e dei risultati: dodici esempi concreti di politiche urbane "smart", tra l'Italia e l'Asia

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Non esiste una definizione univocamente riconosciuta di “Smart City“. La traduzione letterale del termine inglese corrisponde a “città intelligente”, ovvero una città sostenibile dal punto di vista energetico-ambientale, attenta alla qualità della vita dei suoi cittadini per il livello e la tipologia dei servizi offerti, per la valorizzazione delle risorse umane, per la partecipazione sociale alla gestione (metodo di governo partecipativo), per l’efficienza delle infrastrutture di comunicazione tradizionali (sistema dei trasporti) e moderne (ICT), per le iniziative economiche innescate grazie al ricorso alla innovazione tecnologica, alla sperimentazione, alla capacità di attrarre talenti ed alla diffusione in tempo reale delle informazioni tramite i nuovi mezzi di comunicazione.

Il tema delle smart cities si è sviluppato a partire dal 2009 circa, prima in ambito europeo e poi nelle singole realtà nazionali, anche extraeuropee, assumendo spesso connotati diversi, pur partendo dalla necessità comune di base di affrontare i problemi derivanti dalla progressiva concentrazione nei centri urbani della popolazione mondiale, stimata allo stato attuale pari al 50%. Una percentuale destinata ad aumentare, fino al 70%, nel prossimo trentennio.
Associato inizialmente al solo obiettivo del risparmio energetico – con l’approvazione da parte del Parlamento europeo del pacchetto Clima-Energia, il termine di smart city ha successivamente assunto un significato più ampio e completo.

La trasformazione di una città in una “Smart City” comporta nella sua accezione attuale investimenti ed interventi in tutti i settori, dall’economia all’urbanistica, dall’energia alla mobilità, in un’ottica di interdisciplinarietà finalizzata all’ottimizzazione delle risorse e dei risultati.
Particolarmente idonee a recepire le nuove ipotesi di sviluppo in chiave smart sono considerate le città di dimensioni medie, con popolazione compresa tra 100.000-500.000 abitanti e bacino di utenza inferiore ad 1,5 milioni di abitanti. Fondamentale per la buona riuscita del progetto è l’adozione di una strategia complessiva di interventi inquadrati in un disegno unitario e coerente e finalizzati alla realizzazione di uno o più obiettivi chiari e definiti, a scadenza prefissata, al fine di non disperdere gli investimenti pubblici e privati.

I fattori di sviluppo di una città vengono in particolare individuati nella partecipazione sociale (capitale umano), nella dotazione di infrastrutture materiali (capitale fisico) e di infrastrutture per la comunicazione (ICT); l’obiettivo da raggiungere: una crescita sostenibile con nuove tecnologie per utilizzare al massimo le risorse disponibili, eliminando gli sprechi.
I cittadini non devono più essere semplicemente utilizzatori della città, ma co-progettisti (progettazione partecipata) e co-produttori di servizi rispondenti ai bisogni reali, con forme di partecipazione attiva attuate grazie alle nuove infrastrutture di informazione e comunicazione (es. consultazione on-line tramite i social-network, ecc.).
Il pericolo più grosso, allo stato attuale, consiste nel rischio del cybercrime ad opera degli hacker.

Sfoglia la photogallery per scoprire alcuni esempi di smart city in Italia e nel mondo.

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