Integrazione paesaggistica sostenibile: l'esempio della cabinovia in Val Gardena | Architetto.info

Integrazione paesaggistica sostenibile: l’esempio della cabinovia in Val Gardena

Legno di larice spazzolato per la copertura e ispirazione dalle montagne, dallo sci e dalla mountain bike per la costruzione a firma dell'architetto Rudolf Perathoner

La vista della nuova cabinovia in Val Gardena
La vista della nuova cabinovia in Val Gardena
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L’architettura realmente sostenibile parte dal concetto di natura come musa ispiratrice. Modernità, contemporaneità, sistemi costruttivi e tecnologie del futuro non è detto che non riescano a inserirsi in luoghi quasi incontaminati, lontani dal trambusto della città, dallo smog, dalla feroce densità abitativa. Stiamo assistendo all’ascesa degli smart buildings, in classe energetica A, spesso A+ o oltre, edifici performanti, case domotiche, intelligenti, dotate di sensori, sistemi automatici, in vetro, acciaio, e nuovi materiali innovativi frutto della ricerca. Il futuro è ormai vicino, e siamo entusiasti di far parte della rivoluzione 4.0.

Ma la strada verso il futuro, paradossalmente, cerca sempre più spesso un ritorno alle origini, alla tradizione. L’utilizzo del legno, con le sue affascinanti venature, gli edifici dalle forme moderne ma non aggressive, la progettazione delle aperture e quindi l’attenzione nei riguardi della luce, e dell’orientamento dell’edificio, i sistemi passivi, l’organizzazione di spazi sempre più funzionali e vicini alle esigenze delle persone, caratterizzano l’architettura sostenibile di oggi, che diventa un connubio perfetto di natura e tecnologia.

Tecnologia e natura possono coesistere

Questa nuova tendenza trae origine certamente dalla volontà di invertire una rotta intrapresa davvero per troppo tempo, quella di un’edilizia che non si preoccupava del contesto urbano o paesaggistico nel quale si trovava ad operare, ma puntava alla semplice costruzione del manufatto e al conseguente ritorno economico. Sono sorte così case mediocri, spazi urbani mediocri, scuole e asili mediocri, impianti sportivi mediocri e via dicendo. Oggi, invece, si inizia ad avvertire la necessità di ripensare l’architettura, ricucire ciò che si è rovinato, e costruire strutture nuove che siano di qualità e siano belle, laddove il concetto di ‘bello’ non deve essere ridotto ai meri canoni estetici – alla bellezza aulica – ma assume un significato più ampio, diventa un valore: bello da vivere, accogliente, confortevole, funzionale, eco-friendly, vicino alle esigenze, ai desideri, alle passioni dell’uomo, tra cui quelle sportive. A tal proposito, raccontiamo un progetto di Rubner e Perathoner Architects, esempio efficace di come l’architettura – anche moderna – e la natura, possano trovare forme di dialogo sempre nuove, come nel caso di Villa Miriam in Puglia.

L’impianto di Rubner e Perathoner Architects sulle Dolomiti

Siamo a Selva di Val Gardena, tra le suggestive montagne del Sassolungo e del Gruppo del Puez, un posto magico, per gli amanti dello sport e della natura vera, pura, pulita. Qui la vegetazione, gli elementi naturali e la mano dell’uomo – strutture, impianti sportivi, servizi – si fondono armoniosamente, rivelando un profondo amore per la terra, per quella che è la nostra prima casa.
In questo contesto, la nuova stazione a valle dell’impianto di risalita Piz Seteur, progettata da Perathoner Architects e realizzata da Rubner Objektbau – general contractor del Gruppo Rubner – non poteva che avere come obiettivo primario quello di adagiarsi delicatamente nel paesaggio circostante, senza invadere o disturbare, ma cercando un punto di incontro, con un effetto finale sorprendente.

Una veduta della cabinovia in Val Gardena

Una veduta della cabinovia in Val Gardena

Da cosa trae ispirazione un progetto? Come si elabora un concept, un disegno, come si sviluppa un’idea su carta? La risposta è semplice: osservando ciò che è esiste. Ed è così che nasce la stazione a valle dell’impianto di risalita Piz Seteur a Selva di Val Gardena sulle Dolomiti. Le intuizioni del team di Perathoner Architects, guidato da Rudolf Perathoner, e la maestria tecnica di Rubner Objetkbau, si sono unite per costruire, in pochissimo tempo, un’opera elegante i cui caldi colori richiamano le nuances del bosco.
Rubner Objetkbau si è occupato principalmente del piano superiore della cabinovia – completato in due mesi nonostante il freddo rigido – che ospita locali di deposito e alloggi del personale, e del rivestimento esterno in legno lamellare di larice spazzolato, ottenuto tramite un processo di incollaggio a pressione.

L’impiego del legno lamellare, per il primo piano e per il rivestimento, ha reso la messa in opera veloce, ma al contempo precisa. Al piano terra è stato invece utilizzato un cemento armato con un intonaco speciale per garantire un maggiore isolamento acustico. La stazione, per una parte interrata, appare solida – le travi lamellari possiedono un’elevatissima capacità di carico – e perfettamente integrata nel paesaggio montuoso. Inoltre, i 620 elementi in legno lamellare certificato possiedono ciascuno il proprio aspetto estetico, a voler rimarcare il concetto di naturalità.

La cabinovia in fase di costruzione

La cabinovia in fase di costruzione

La progettazione dell’impianto – sottolinea l’architetto Rudolf Perathoner – si è ispirata da una parte ai profili dei massicci montuosi circostanti, dall’altra ai due sport principali praticati in questa zona, lo sci e la mountain bike: creando così una perfetta armonia tra dinamicità, potenza, tecnologia e natura. Il committente, il gruppo Piz de Sella S.p.a, desiderava avere un nuovo impianto che fosse moderno, innovativo, personalizzato, ma che allo stesso tempo non fosse invasivo rispetto al panorama circostante. Per questo motivo la scelta del materiale si è indirizzata sull’utilizzo del legno di larice spazzolato, le tavole utilizzate sono infatti state trattate con spazzole abrasive che hanno rimosso la parte più tenera del legno, dandogli un colore più scuro e simile a quello del bosco limitrofo; e la volumetria dell’edificio dedicata ai locali tecnici si trova parzialmente interrata, incorporando in modo ancora più naturale l’edificio nel contesto paesaggistico esistente”.

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