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La Scuola di Biotecnologie di Torino di Luciano Pia

Calcestruzzo autocompattante a vista, vetro temperato e metallo caratterizzano la sede della Scuola di Biotecnologie di Torino, a firma di Luciano Pia

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Il moderno e rigoroso edificio in calcestruzzo a vista e vetro che sorge nel quartiere San Salvario di Torino è un progetto di Luciano Pia realizzato per ospitare la Scuola di Biotecnologie dell’Università.
Il Centro è frutto di un’operazione di project financing partita nel 2000, quando l’ateneo torinese lanciò l’avviso pubblico per la progettazione, realizzazione e gestione per 20 anni della nuova sede della Scuola vinto dalla Società di biotecnologie (Sdb spa), costituita da un raggruppamento di promotori privati (l’impresa di costruzioni De-Ga, con cui Pia ha impostato una proficua collaborazione, Finpiemonte, Sinloc e Aem). La progettazione parte tre anni dopo, nel 2003, con il cantiere che consegna l’edificio completato e collaudato nel 2006, realizzato nel rispetto delle tempistiche programmate e con una spesa, contenuta, di 15 milioni di euro che si trasformano in un costo di circa 1.200 euro/mq.

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La collocazione all’interno della città è decentrata ma strategica, non lontana dalle sedi storiche delle facoltà scientifiche dell’ateneo: l’ingresso principale si trova infatti su via Nizza, asse cittadino che collega la rinnovata stazione di Porta Nuova al Lingotto e al grattacielo della Regione attualmente in costruzione ed è oggi servito dalla linea 1 della metropolitana.


Il nuovo complesso s’inserisce all’interno di un tessuto urbano storico, l’ottocentesco quartiere San Salvario, lungo i limiti della ferrovia e sorge accanto alla parte dell’edificio occupato dal 1859 dalla facoltà di Medicina veterinaria (trasferitasi nel nuovo campus di Grugliasco) sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, la rifunzionalizza e riesce a renderla parte di un unico insieme, organico nonostante le evidenti differenze formali.

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Fronte principale su via Nizza con preesistenza ((C) Luciano Pia)

 

La Scuola di biotecnologie molecolari si imposta attorno a quattro cortili, Cassone 1 e 2 e Tonelli 1 e 2 dai nomi delle proprietà in cui il lotto era originariamente diviso, due delimitati totalmente dalle nuove maniche, uno dalla sola preesistenza e l’ultimo sia dal nuovo che dall’esistente, e si sviluppa in altezza per tre piani fuori terra con un interrato in cui colloca 109 parcheggi per auto, 26 per moto e i percorsi di sevizio funzionali al carico e scarico merci. Al di sotto di una delle corti, la Tonelli 2, in posizione protetta inserisce anche lo stabulario.

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Vista assonometrica con le quattro corti ((C) Luciano Pia)

 

Funzionalmente l’edificio contiene e organizza, separandoli spazialmente e visivamente, gli spazi per la didattica per 1.000 studenti e 200 tra docenti e personale di supporto, i laboratori di ricerca e un incubatore d’impresa con i relativi locali di servizio e l’amministrazione, tutti collegati da un portico e percorsi protetti.
Le aule (3 da 222 posti, 3 da 108 e altre di dimensione più ridotta dislocate al secondo e al terzo piano con affacci sul primo e sul secondo cortile) sono collocate tutte nella parte di nuova realizzazione, in posizione prossima all’ingresso principale di via Nizza (il complesso è accessibile anche da altri due ingressi secondari) e introdotte dal primo cortile che, separato dalla strada da un’ampia parete vetrata, ospita alberi d’alto fusto e ha funzione di filtro e distribuzione.

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L’ingresso principale e la prima corte, il Cassone 1 ((C) Beppe Giardino)

 

Il secondo cortile, interno e la cui chiusura superiore permette la creazione e il mantenimento di un giardino d’inverno, è delimitato invece dai laboratori, distribuiti su due livelli e organizzati un unità che comprendono ognuna un laboratorio e tre studioli, e dai locali dell’incubatore, tutti aperti verso un interno in cui passerelle e rampe in vetro e metallo permettono i collegamenti e visibili in modo diretto l’uno dall’altro.

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Il giardino d’inverno nella corte Cassone 2

 

Sale per lo studio e d’incontro, uffici amministrativi e la sede di un’azienda di imaging medicale occupano invece il fabbricato esistente restaurato, che, insieme al nuovo edificio, delimita una terza corte chiusa su tre lati ma aperta verso il contesto edilizio circostante, e la quarta affacciata su via Nizza.

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Il cortile Tonelli 2 ((C) Beppe Giardino)

Il cortile Tonelli 2 (© Beppe Giardino)

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Il cortile Tonelli 1

 

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Le planimetrie del piano terra, del primo e del secondo ((C) Luciano Pia)

 

Dappertutto, il contrasto tra il grigio del cemento a vista, tra le principali cifre distintive delle architetture di Pia, e il rosso delle pavimentazioni interne ed esterne realizzate in blocchetti di porfido del Trentino e resina, e l’utilizzo diffuso di materiali contemporanei come il vetro e il metallo contraddistinguono un edificio completamente moderno sorretto da una struttura portante anch’essa costituita da setti in cemento armato e solai alveolari prefabbricati di calcestruzzo armato precompresso di luce pari a 14 m che permette di ottenere flessibili ambienti interni privi di pilastri.

© Luciano Pia

I solai gradonati delle aule di maggiori dimensioni sono sorretti da tiranti ancorati alla struttura tramite piastre in acciaio.
In tutto l’edificio è stato utilizzato il cemento autocompattante (scc – self compacting concrete) che, gettato in casseforme di abete il cui attento e curato accostamento ha minimizzato la formazione di giunti, ha consentito di ottenere superfici lisce ed omogenee e angoli privi di smussature. La piallatura delle assi dei casseri ha inoltre ridotto la loro impronta sul cemento.
Sull’esterno, l’effetto finale è stato ulteriormente definito dalle lavorazioni eseguite sulle superfici grezze: il lavaggio, la spazzolatura e la stesura di più mani di vernice a base di resine silossaniche, che proteggono dall’acqua e consentono allo stesso tempo il passaggio del vapore acqueo. All’interno si è invece ricorsi a diverse finiture in funzione delle necessità degli ambienti, dal cemento a vista al rivestimento in pannelli di cartongesso o legno.
Vetro temperato stratificato e metallo sono invece i materiali con cui sono realizzati la copertura, le passerelle e le rampe del cortile dell’area dei laboratori e il diaframma che separa la corte d’ingresso dalla strada.
La copertura del giardino d’inverno, in particolare, imposta una vetrata sospesa a una struttura reticolare spaziale di profilati zincati a caldo, con i pannelli uniti da profili metallici tubolari. Elementi di neoprene e teflon posizionati tra il calcestruzzo e il metallo assorbono le dilatazioni termiche della carpenteria mentre griglie inclinate di schermatura sono posizionate sul perimetro della corte.
In facciata, il diaframma trasparente di separazione tra la strada e la corte di ingresso, di ampie dimensioni (24 x 15 m), è realizzato da lastre di vetro stratificato sorrette da un telaio metallico costituito da pilastri a sezione rettangolare ancorati al piede e montanti, di sezione rettangolare anch’essi, vincolati al calcestruzzo con interposizione neoprene per l’assorbimento delle dilatazioni termiche, posizionato anche tra la carpenteria metallica e i pannelli di vetro.
I crediti del progetto:
Progetto e direzione lavori: Luciano Pia
Realizzazione: De-Ga
Project manager: Modesto Bertotti
Strutture in calcestruzzo armato: Icis
Trattamenti del calcestruzzo: Spada e Spada
Strutture metalliche: Giovanni Vercelli
Impianti: Sandro Perrone
Illuminazione: Luceper
Copertura vetrata: Pedro
Opere in ferro: fratelli Zunino
Pavimenti in resina: Rezina

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