La scuola a 'energia zero' di Saint-Ouen | Architetto.info

La scuola a ‘energia zero’ di Saint-Ouen

L'Ecole Pierre Elie Ferrier di Saint-Ouen è uno dei molti esempi di scuola a energia zero realizzati in Francia

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La Francia è un Paese che certamente, più di altri in Europa, ha investito sull’edilizia scolastica a energia zero. Tra le molte realizzazioni degli ultimi anni, ci soffermiamo sull’edificio a Saint-Ouen: l’école Pierre Elie Ferrier (Pef). Come altre città della prima cintura parigina, Saint-Ouen è in piena riconquista delle aree industriali dismesse.

È il caso della vecchia zona dei docks riconvertita in Zac (zona di trasformazione urbana) nel 2007, situata a nord-ovest della place de La République dove domina il municipio e passa la linea 13 del metro e nel 2017 dovrebbe arrivare la linea 14. Questo futuro ecoquartirere di 100 ettari (¼ della municipalità di Saint-Ouen) è in corso di trasformazione dal 2010. Le banchine lungofiume erano occupate dalla Total sin dal 1912 e è stato necessario attuare un’ampia operazione di bonifica. Oggi fanno parte di un nuovo parco lungo fiume gestito dalla città e inaugurato a fine 2013. Nella Zac sono previsti 4.000 alloggi, uffici, spazi commerciali e servizi. É ancora presto per capire come il nuovo quartiere interamente certificato green si relaziona all’esistente.

Oltre al parco sono già in funzione alcuni uffici e due scuole comunali che accolgono i bambini dei dintorni e i nuovi arrivati. Sul limite est dell’antica zona industriale dei Docks si trova la scuola (Pef) che accoglie 17 classi di alunni della materna e della primaria. La sua architettura evoca l’ex quartiere industriale grazie all’involucro di pannelli di alluminio spazzolato e gli shed fotovoltaici su pilastri in acciaio che spuntano dal volume a tre piani. L’edificio punta a una performance energetica ottimale da cui il suo nome di Scuola Zero Energia. Gli architetti, le sorelle Selma e Salwa Mikou, del Mikou Design Studio, hanno fatto di questo dispositivo un’installazione plastica che emerge da un edificio piuttosto austero.

 

I dettagli della struttura

Se la carrozzeria della facciata è uniforme, sin dall’ingesso si percepisce invece un mondo interno ben più ludico e variegato. Il largo porticato e la hall di ingresso lasciano trapelare trasparenza e luce, grazie alla disposizione dell’edificio che gioca abilmente tra collocazione urbana e orientamento. Così se la facciata su strada è allineata e la parcella interamente costruita, il volume a pianta quadrata (leggermente trapezoidale) è scavato da due grandi rientranze diagonali, due corti/patio per consentire un miglior soleggiamento. È su queste due lunghe corti alberate che si aprono i locali comuni al piano terra e le classi ai piani.

I patii non sono destinati alla ricreazione ma creano spazi cuscinetto calmi nel cuore dell’edificio. I cortili di ricreazione sono invece collocati sui tetti terrazzati allo stesso livello delle classi. Accedendo a questi spazi esterni di ricreazione, si scopre che le sovrastrutture metalliche che alloggiano i pannelli fotovoltaici formano dei vasti spazi gioco coperti. I lucernari collocati tra le diverse file di pannelli fotovoltaici assicurano una piacevole illuminazione naturale zenitale. La volumetria interna è invece messa in evidenzia dai giochi di colore delle superfici.

“Storicamente, gli edifici pubblici, le scuole della Repubblica, sono destinati a distinguersi per il valore esemplare della loro architettura”, dicono i due architetti. Questa scuola non fa eccezione ponendosi come esempio architettonico e ambientale. Con i suoi giardini, le facciate orientate a sud in gran parte vetrate e i cortili di ricreazione coperti da tettoie fotovoltaiche, l’edificio illustra pedagogicamente il suo “approccio sostenibile”.

Infatti, l’obiettivo di “energia zero” è perseguito fin dall’inizio del progetto e si traduce in un’architettura bioclimatica, che si traduce in orientamento a sud con grandi aperture, in un involucro perfettamente isolato e chiuso ermeticamente, tramite l’isolamento a cappotto su pareti di cemento, in impianti tecnologici senza troppe pretese che migliorano il recupero di energia, attraverso una centrale a doppio flusso con recuperatore di calore. Le fonti energetiche utilizzate sono rinnovabili, teleriscaldamento e impegno della città di Saint-Ouen a produrre energia con il 50% delle fonti rinnovabili. E’ stato installato inoltre un impianto fotovoltaico: su 140 kW prodotti, 40 sono consumati direttamente dalla scuola, mentre i 100 restanti sono venduti al gestore.

“Abbiamo cercato un equilibrio che passasse non solo attraverso il riscaldamento. Abbiamo infatti lavorato molto sulla qualità dell’illuminazione artificiale”. La chiave di volta della scuola è data dall’impianto imposto dagli architetti, che hanno favorito l’orientamento a sud per massimizzare l’energia solare passiva e il contributo di luce naturale in tutte le aule e gli spazi comuni. Inoltre, l’introduzione di lampade fluorescenti compatte è stato ottimizzato in modo che i punti illuminati artificialmente, disposti lungo le finestre, non si attivano se la luce naturale è sufficiente.

Per raggiungere questo obiettivo, i progettisti hanno introdotto sensori di luce con soglia regolabile, che impediscono l’accensione degli apparecchi di illuminazione lungo la vetrata. Analogamente, in ogni locale, un controllo automatico con rilevatori di presenza è incassato nel controsoffitto in modo da coprire l’intera stanza. Inoltre è stato anche installato un sistema spegnimento automatico in conformità con un calendario impostato e corrispondente alle ore di utilizzo della struttura. Lo stesso principio è adottato per la ventilazione: meccanizzata in ogni stanza, che viene attivata solo durante l’occupazione tramite sensori.
Scheda tecnica

Committente: Città di St Ouen

Architetti: Mikou Design Studio

Strutture e impianti: Bérim

Consulenza energetica: Franck Bouté

Quantity Surveyor: Sletec

Superficie: 4.820 mq

Budget: 11 M€

 

 

 

L’autore

Cristiana Chiorino

 

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica (Politecnico di Torino), Chiorino è dal 2005 è vicecaporedattore del mensile “ll Giornale dell’Architettura”, per cui è responsabile della sezione notizie (Italia e Mondo). Dal 2007 ha curato gli allegati “Il magazine dell’architettura” (selezione di articoli dalla stampa internazionale) e il “Rapporto annuale restauro”.

Ha partecipato all’organizzazione scientifica di importanti mostre dedicate ad architetti italiani moderni, tra cui “Carlo Mollino Architetto”(Torino, 2006) e la mostra internazionale “Pier Luigi Nervi: Architettura come sfida” (Bruxelles, Biennale di Architettura di Venezia e MAXXI Roma 2010, Torino e Copenhagen 2011, Mantova e Salerno 2012, Losanna e Zurigo 2013, Nord America 2014).

Collabora con l’associazione Pln – Pier Luigi Nervi Project, costituita dagli eredi del celebre protagonista dell’ingegneria italiana con una consulenza sulla tutela della sua eredità culturale e del patrimonio delle sue opere. Ha scritto articoli e partecipato a diversi convegni sulla sensibilizzazione alla tutela dell’architettura del Novecento, tema che ha sviluppato e approfondito con il master “Sauvegarde du patrimoine bâti moderne et contemporain” presso l’Institut d’Architecture dell’Università di Ginevra nel 2003. Dal 2011 è membro del consiglio direttivo di Docomomo Italia, sezione italiana dell’istituzione internazionale dedita alla documentazione e conservazione dell’architettura del Movimento moderno.

 

 

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