L'architettura vegetale e alternativa: il verde come materiale da costruzione | Architetto.info

L’architettura vegetale e alternativa: il verde come materiale da costruzione

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Al Made Expo, la fiera internazionale su architettura, design e edilizia, svoltasi a Milano e conclusa lo scorso sabato 5 ottobre, una grande attenzione è stata dedicata al verde e al costruire sostenibile. Wolters Kluwer Italia e Nemeton Magazine hanno dedicato un intero spazio all’architettura alternativa. Nell’area Growing City, al padiglione 2, su un tavolo di tappeto erboso, si è infatti discusso di verde in edilizia, ma non nell’accezione ormai diffusa di elemento esornativo, il “verde verticale” tanto in voga. Il verde, infatti, può essere una “dichiarazione di poetica” del progettista e diventare vero e proprio materiale da costruzione. Protagonisti degli eventi sono stati architetti e progettisti che hanno parlato delle loro esperienze e presentato casi pratici di costruzione di edifici con materiali alternativi. L’incontro del 3 ottobre, “L’architettura vegetale e alternativa. Casi ed esempi”, moderato da Giuseppe Rosa, è stato introdotto da Maurizio Corrado, direttore di Nemeton Magazine, il quale per Wolters Kluwer Italia ha curato nel 2012 la pubblicazione del Manuale pratico del verde in architettura” ,volume che, con l’apporto di oltre venti specialisti, riunisce le molte specificità dell’uso dell’elemento vegetale in rapporto all’architettura, alla città e al paesaggio, oltre che alla progettazione e realizzazione degli spazi verdi. Durante l’evento sono intervenuti 5 architetti, ognuno dei quali ha esposto una tecnica o un materiale in particolare per costruire con il verde: Mauricio Cardenas, Davide Lobartolo, Eliana Baglioni, Andrea Facchi e Alberto Rabitti.

Il bambù è il materiale da costruzione usato da Mauricio Cardenas, architetto colombiano attivo a Milano dal 2004, che nei suoi progetti coniuga low e high tech. Terra d’origine e radici culturali colombiane si fondono con la cultura acquisita, quella italiana, che l’ha accolto, armonizzandosi nel suo “Conscious design”. Nelle architetture presentate da Cardenas, il bambù è affiancato da vetro e acciaio, usato per la giuntura, che, ispirata all’architettura tradizionale colombiana, introduce il concetto della sostituibilità dell’elemento. Se, infatti, nell’edilizia moderna, una facciata è concepita con una prospettiva di durabilità pari a 20-30 anni, nell’architettura vegetale realizzata in bambù, questo è possibile tramite la sostituzione dell’elemento. Il bambù è diverso dall’acciaio, in quanto fatto di fibre e non da elementi tutti uguali e calcolabili. E’ una materia selvaggia, che però grazie a questa collaborazione tra materiali e all’uso di giunture in acciaio, diventa calcolabile e meno selvaggia. Un sistema costruttivo sostenibile sviluppato da Mauricio Cardenas è stato selezionato dall’Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie per l’innovazione e inserito nel programma “Italia degli Innovatori”, avviata in Cina nel novembre 2011.

Davide Lobartolo, della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, ha illustrato i diversi progetti realizzati con l’Università utilizzando materiali alternativi: tetrapak, carta cemento, bottiglie di vetro, terra battuta e copertoni recuperati. La “scuola” di architettura sostenibile a cui appartiene Lobartolo, quella del Professor Alessandro Rogora, è fra le più accreditate. Le riflessioni e i progetti realizzati sono confluiti nel volume  “Costruire alternativo. Materiali e tecniche alternative per un’architettura sostenibile”, pubblicato con Wolters Kluwer Italia nel 2013, che tratta in modo concreto e operativo di materiali e tecnologie, caratteristiche strutturali e fasi di messa in opera, informazioni tecniche e modalità d’impiego, potenzialità e limiti d’uso. Partendo dal principio che progettare un edificio servendosi di materiali alternativi è un fattore sociale, una vera e propria scelta, e che questo tipo di architettura ha un impatto e un tempo di generazione totalmente diverso, Lobartolo ha illustrato come costruire con tecniche sostenibili sia fattibile e possa dare ottime prestazioni.

Per quanto riguarda la paglia, Eliena Baglioni ne ha presentato le ottime qualità termoisolanti, fonoassorbenti e la compatibilità con l’impiantistica. Oltre al bassissimo impatto ambientale e al comfort abitativo che un edificio in paglia può offrire, si è sottolineato come questo materiale sia da considerarsi “normalmente infiammabile”, al contrario di quanto si possa generalmente pensare, come dimostra la normativa tedesca. Bisogna chiaramente partire da alcune regole basilari: le balle in paglia utilizzate devono essere asciutte, per evitare la marcescenza, devono essere sollevate dal suolo per mezzo di un basamento e devono essere intonacate in argilla o terra cruda. Esempi reali di costruzioni in paglia sono l’ecovillaggio Eva, realizzato in autocostruzione in provincia dell’Aquila, dopo il sisma, o ancora gli edifici realizzati da Margareta Schwarz e Werner Schmidt in Alto Adige, dove le normative vigenti permettono questo tipo di costruzioni.

 

Andrea Facchi, fondatore di Collettiva Geologika, ha spiegato come scegliere la terra cruda come materiale da costruzione sia una scelta politica e come sia tutt’altro che innovativo, bensì strettamente connesso con le nostre tradizioni. Partendo dall’etimologia della parola “materia”, derivante dal latino “mater”, la “madre terra” è in effetti il primo materiale da costruzione, tutt’altro che alternativo, ma salubre, non velenoso, fertile. L’edificio diventa così realmente “vivo”, qualcosa di coltivabile e riciclabile al 100%.

 

L’ultimo intervento del convegno, infine, è stato affidato a Alberto Rabitti e alle sue costruzioni in salice. In questo campo, nello specifico, l’architettura e l’ingegneria si avvicinano all’arte, alla creatività e alla manualità. Servendosi di 3, massimo 4 talee di salice di una determinata qualità, Rabitti realizza spazi verdi che seguono il corso delle stagioni e che, attraverso l’irrigazione della struttura, germogliano. Special guestdell’incontro è stato il maestro di questa architettura vegetale basata sull’uso del salice: Marcel Kalberer, il quale ha sottolineato come costruire con la natura sia una vera e propria sfida. L’architettura amplia il suo campo d’azione, diventa ecologia, sociologia e politica.

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