Le foreste urbane di Expo 2015: il nostro reportage | Architetto.info

Le foreste urbane di Expo 2015: il nostro reportage

Il nostro esperto di verde verticale ha cercato le 'foreste urbane' all'interno del sito dell’esposizione universale. Questo è il suo responso

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Attorno al tema portante di Expo, “Nutrire il Pianeta / Energia per la Vita”, ruotavano non soltanto questioni strettamente connesse ai temi dell’agricoltura e del sostentamento globale, ma tutta una serie di altre declinazioni, concretizzate poi in architettura dai rispettivi progettisti, legate alla sostenibilità ambientale ed ecosistemica. Motivo per cui presso il sito dell’esposizione universale è possibile vedere non solo dei prototipi di coltivazione urbana avveniristici (vertical farm, produzioni idroponiche, aeroponiche, acquaponiche, orti verticali ecc.), ma anche numerosi esempi di verde tecnologico, più o meno interessanti a seconda dei casi – si citano a tal proposito, a titolo puramente esemplificativo, i tetti verdi dei padiglioni di Russia ed Angola, o le non convenzionali facciate verdi degli edifici di Usa e Israele.

Oltre a ciò, vi sono state però anche delle sperimentazioni che hanno provato a misurarsi con un elemento vegetale ancora più forte di quelli precedentemente citati, ovvero un intero ecosistema naturale: i padiglioni di Austria e Polonia hanno tentato di portare, all’interno del sito del World Expo 2015, nientemeno che dei brani di foresta. E se nel caso del progetto polacco ciò è avvenuto, come altrove, mediante l’ausilio della tecnica del tetto a verde intensivo, l’edificio austriaco ha invece voluto rappresentare un vero e proprio prototipo progettuale per la creazione di “isole verdi” all’interno delle nostre città: fatto che lo rende, a nostro modo di vedere, una delle sperimentazioni più interessanti dell’intera esposizione. Entrambi gli edifici sono concepiti come dei manufatti spiccatamente introversi, ovvero quasi totalmente chiusi verso l’esterno ma completamente aperti verso ciò che accade al di dentro.

 

Terrain, padiglione dell’Austria: vista dal Decumano. Lo slogan «breathe» viene dichiarato fin da subito. (© Edoardo Bit)

Terrain, padiglione dell’Austria: vista dal Decumano. Lo slogan «breathe» viene dichiarato fin da subito. (© Edoardo Bit)

Nel padiglione dell’Austria, progettato dal gruppo Terrain, l’unica attrazione è, appunto, la foresta (austriaca) situata nella corte, la quale, per gli ospiti che vi accedono impreparati, sortisce un vero e proprio effetto sorpresa. Ciò significa che il visitatore entra – generalmente dopo una discreta coda all’ingresso – solo per saggiare tale ecosistema boschivo sapientemente riprodotto, e per respirare e beneficiare dell’ossigeno ivi presente (stando alle infografiche riportate sulle pareti laterali del fabbricato, pare infatti che le piante presenti producano ossigeno per 1.800 visitatori all’ora, ovvero 62,5 kg ogni 60 minuti).

 

Padiglione dell’Austria: appena varcata la soglia della corte, salendo verso il bosco, si viene accolti da una scritta al neon che recita ancora «breathe». (© Edoardo Bit)

Padiglione dell’Austria: appena varcata la soglia della corte, salendo verso il bosco, si viene accolti da una scritta al neon che recita ancora «breathe». (© Edoardo Bit)

Appena varcata la soglia d’entrata si viene accolti da una scritta al neon che recita “breathe”; inoltre, una grafica murale all’interno del padiglione ci ricorda che “l’aria è vita”, e che “un uomo può sopravvivere per cinque settimane senza mangiare, cinque giorni senz’acqua, ma non cinque minuti senza aria”.

Da segnalare che il padiglione austriaco è dotato di un innovativo sistema energetico a Celle di Graetzel (LEGGI DI PIU’).

 

 

Studio 2PM, padiglione della Polonia: vista dal Decumano in prossimità dell’ingresso principale. Tutte le facciate esterne sono rivestite da un sistema ligneo che richiama le cassette utilizzate in agricoltura per il trasporto della frutta: questo funge da frangisole per le chiusure trasparenti e da semplice rivestimento su quelle opache. (© Edoardo Bit)

Studio 2PM, padiglione della Polonia: vista dal Decumano in prossimità dell’ingresso principale. Tutte le facciate esterne sono rivestite da un sistema ligneo che richiama le cassette utilizzate in agricoltura per il trasporto della frutta: questo funge da frangisole per le chiusure trasparenti e da semplice rivestimento su quelle opache. (© Edoardo Bit)

L’edificio della Polonia, pur anch’esso particolarmente interessante e ben concepito, rientra comunque all’interno di canoni architettonici più convenzionali. Sul tetto praticabile dell’immobile è stato riprodotto un ecosistema naturale: un frutteto di mele, prodotto chiave dell’agricoltura polacca. Ma benché l’intenzione del concept sia nobilissima, a onor del vero bisogna comunque ammettere che tale sperimentazione progettuale risulta meno convincente di quella austriaca.

 

adiglione della Polonia: vista generale del meleto pensile all’interno della corte. Si noti come gli specchi laterali moltiplicano la percezione del verde. (© Edoardo Bit)

adiglione della Polonia: vista generale del meleto pensile all’interno della corte. Si noti come gli specchi laterali moltiplicano la percezione del verde. (© Edoardo Bit)

Nel caso specifico sono però le scelte architettoniche operate dallo studio 2PM a donare coerenza all’insieme, grazie all’interessante texture lignea impiegata su tutte le superfici esterne (che richiama le cassette utilizzate in agricoltura per il trasporto delle mele), e al sapiente gioco di specchi integrati alle pareti laterali della corte, i quali, unitamente a un percorso d’attraversamento non lineare, donano un interessante effetto di straniamento al visitatore.

Per scoprire tutto il nostro reportage sulle ‘foreste urbane’ di Expo 2015, clicca sulla gallery.

 

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