L'orto urbano open source e fai da te by Ikea | Architetto.info

L’orto urbano open source e fai da te by Ikea

Autocostruito e a km zero, è un padiglione sferico pensato per gli spazi urbani e la coltivazione locale di erbe aromatiche e piccole piante, i cui elementi possono essere tagliati e assemblati in modo autonomo

© Alona Vibe
© Alona Vibe
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In un mondo sempre più divoratore di cibo e risorse, e che per questo cerca con risultati altalenanti di essere più attento al loro consumo e necessario ripristino, è possibile contribuire alla riduzione degli sprechi (anche di suolo e spazio libero) in modo puntuale e responsabile? Esempi sempre più diffusi di agricoltura urbana e orti condivisi si stanno da tempo muovendo in questa direzione popolando aree di risulta, tetti piani e spazi pubblici di molte città.

Ma è possibile fare un ulteriore passo avanti? Secondo Ikea, sì. E una delle sue risposte è Growroom, un orto-giardino verticale open source che, impostato come un padiglione, sfrutta le possibilità offerte dal taglio con macchine a controllo numerico unite a una filosofia aziendale da sempre impostata sulla progettazione di prodotti funzionali e dal prezzo contenuto, sul self service e fai da te e su una crescente attenzione all’ambiente e alla sostenibilità.

Il progetto è stato sviluppato da Space10, laboratorio di ricerca basato a Copenaghen supportato da Ikea in cui si “progettano e sperimentano nuove strade per un vivere più sostenibile”, in collaborazione con gli architetti danesi Mads-Ulrik Husum e Sine Lindholm che nel 2016 hanno elaborato un padiglione verde autoportante, di legno e metallo, dai molti utilizzi potenziali ma pensato primariamente per gli spazi liberi urbani, dove si propone come mezzo diffuso per “riportare la natura in città, coltivare in modo autonomo e aiutare nell’affrontare una domanda di cibo sempre crescente”. Il prototipo, Growroom, è stato esposto nella capitale danese durante la Chart Art Fair (in occasione della quale ha anche vinto il concorso Chart Art Fair – Chart Architecture nella categoria Urban Farming), ma solo da poco sono stati resi disponibili i disegni di progetto e le istruzioni per il suo montaggio, liberamente e gratuitamente scaricabili dal sito degli sviluppatori.

L’obiettivo è chiaro: fare un ulteriore passo avanti verso lo sviluppo di un sistema di produzione e montaggio dalle molte potenzialità (anche commerciali), basato su un’attenta progettazione (campo in cui Ikea è da sempre all’avanguardia) e sulle possibilità di un’autocostruzione più autonoma grazie a sistemi di taglio e fresatura sempre più alla portata di tutti. Sullo sfondo, una sostenibilità declinata sul “km zero” e sull’eliminazione pressoché totale degli spostamenti dei manufatti tra i luoghi di produzione e quelli dell’assemblaggio, e un contesto locale rafforzato dall’adattabilità e flessibilità a esigenze specifiche e disponibilità di materiali.

Growroom è un padiglione sferico e verde, autoportante e monomateriale in cui è possibile coltivare, oltre alle piante, anche la crescita di un modello alternativo e locale di produzione del cibo. Le dimensioni di base, un cerchio di 2,5 m di diametro massimo e un’altezza complessiva di 2,3 m, sono sufficienti a permettere la presenza di persone al suo interno, che è cavo. Secondo le indicazioni (sviluppate attingendo dalla decennale esperienza Ikea, espertissima anche nell’ingegnerizzazione di questa parte del processo), per la sua realizzazione è necessario disporre di 17 pannelli di compensato di legno (13 di 2.440×1.220×18 mm di dimensioni e 4 più sottili, 2.440×1.220×4 mm), 500 viti di acciaio inossidabile, una sega, 2 martelli con la punta di gomma, un cacciavite e una fresatrice a controllo numerico (ma anche un aiuto e un po’ di manualità).

 

Cinque montanti curvi sorreggono altrettanti livelli di mensole parzialmente sovrapposte, dalla pianta circolare e di dimensioni differenti, che racchiudono lo spazio interno e la cui sfalsatura consente alla luce di arrivare a tutti i ripiani e all’aria di ossigenare le piante. Al di sopra dei ripiani sono costruite delle vasche che, opportunamente impermeabilizzate, sono poi riempite di terra secondo le necessità, con possibilità di posizionare strisce di luci led che illuminano l’esterno e l’interno.

Open-source, autocostruito e a km zero per una produzione di verde e arredo urbano e cibo locale: sarà questo il futuro dell’urban farming (o una sua parte)?

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