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Progettare barriere verdi con la vegetazione

Il verde può essere utilizzato come elemento tecnico per la realizzazione di barriere vegetali di vario tipo. I consigli dell'esperto

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Con la vegetazione possono essere realizzate vere e proprie barriere verdi che esercitano un’azione di tamponamento rispetto ai principali impatti, quali il rumore, l’inquinamento, la sottrazione di ambiente naturale.

Le barriere verdi possono essere di vari tipi e gli usi molto diversi. Possiamo pensare al verde come recinzioni, schermi, barriere antirumore, ad esempio lungo strade con elevato traffico veicolare, frangivento…

Le barriere vegetate (composte solo da materiale vegetale) permettono di ottenere prestazioni analoghe a quelle dei dispositivi artificiali, con uno spazio sufficientemente ampio.

Le fasce di protezione possono essere pensate come sistemi lineari versatili in grado di rispondere attraverso la modulazione delle morfologie alle criticità di volta in volta riscontrate lungo il tracciato con un’azione di mitigazione ambientale e di riequilibrio del territorio.

Le recinzioni “vive”, realizzate cioè con materiale vegetale, sono preferibili, considerando il notevole vantaggio economico, rispetto a quelle realizzate con materiali inerti, ma richiedono un progetto che si sviluppa nel tempo. La recinzione vegetale può impiegare anche alcuni anni a raggiungere il completamento, a seconda delle piante scelte e all’entità dell’intervento.

In ambiente urbano la recinzione vegetale è utilizzata frequentemente per garantire il giusto livello di intimità a giardini e terrazze private. Vengono privilegiate le specie sempreverdi che presentano le medesime caratteristiche in modo costante e richiedono una minore manutenzione.

Nel contesto urbano la recinzione vegetale assolve anche la funzione di barriera contro l’inquinamento atmosferico e di elemento di salvaguardia di un microclima favorevole.

In ambiente rurale le barriere verdi devono assolvere spesso anche la funzione di delimitare i confini di proprietà degli appezzamenti coltivati, la cui conformazione si ripercuote nell’impianto dei filari.

Le sistemazioni di scarpata possono essere costituite da supporti inerti con inserti saturati di terreno e poi vegetati, oppure da terre rinforzate inerbite o variamente vegetate.

Questo tipo di opere è molto efficace nella limitazione dell’erosione e per la valenza paesaggistica.

Una siepe di sole specie sempreverdi può prevedere un impianto a doppia fila e l’utilizzo, ad esempio, di Osmanthus aquifolium, Photinia “Red Robin”, Ligustrum texanum, Prunus laurocerasus, Taxus baccata.

A seconda dell’effetto scenico e funzionale che si vuole raggiungere le siepi possono essere miste, con la compresenza di alberi e arbusti, sempreverdi e caducifoglie, tenute in forma o topiate in forma libera. Le siepi, ad esempio, possono essere una bordura perimetrale ma anche un setto divisorio per creare ambienti e stanze all’interno di un giardino.

Tra le specie frequentemente utilizzate in ambiente rurale, storicamente caducifoglie, si possono elencare: Crataegus monogyna jacq., Sambucus nigra, Populus nigra Italica, Acer campestre, Carpinus betulus, Cornus mas.

Si evidenzia, in ambiente marino, l’utilizzo di specie come il Pittosporum tobira per la resistenza alla salsedine.

Tra le specie idonee per siepi libere nei giardini del paesaggio urbano inoltre si ricordano: Arbutus unedo, Olea fragrans, Osmanthus spp., Chimonanthus fragrans, Photinia spp., Cotoneaster spp., Eleagnus x Ebbingei, Prunus lusitanica, Hibiscus syriacus, Rhododendron spp., Laurus nobilis, Viburnum spp.

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