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Protocolli di certificazione ambientale: Passivhaus, come funziona la procedura

La procedura del protocollo di sostenibilita' ambientale Passivhaus, i meccanismi di funzionamento e le peculiarita' e le professionalita' coinvolte

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Dopo aver descritto il protocollo di certificazione Passivhaus e il suo campo principale di applicazione, entriamo nel vivo della procedura di questo protocollo che si sta rapidamente diffondendo anche nel nostro paese.


Processo di certificazione

Per ottenere la certificazione Passivhaus di un edificio di nuova costruzione, o EnerPHit nel caso di una ristrutturazione con componenti Passivhaus, il gruppo di progettazione è chiamato a produrre la seguente documentazione:

• Copia degli output del software Pacchetto di Progettazione Passivhaus (Phpp), nella versione in corso di validità, compilato in tutti i fogli Excel e firmato dal responsabile;

• Documentazione progettuale, strutturale, impiantistica;

• Documenti di supporto e informazioni tecniche, con schede tecniche dei prodotti, se applicabili;

• Output della prova di tenuta all’aria effettuata mediante un test Blower-Door conforme alle prescrizioni della norma Uni EN 13829;

• Report con descrizione del protocollo applicato per il bilanciamento dell’impianto di ventilazione;

• Asseverazione del direttore lavori che documenti l’esecuzione lavori secondo la progettazione con il Phpp;

• Documentazione fotografica dell’edificio realizzato per documentare le fasi di realizzazione della Passivhaus.

Il certificatore incaricato (uno dei circa 30 al mondo presenti sulla lista internazionale) deve ricevere tutti i documenti correttamente compilati. Per la certificazione, occorre che tutti i documenti siano da lui verificati almeno una volta. A seconda dei casi, si possono stabilire tuttavia anche più sessioni di controllo e/o visite in cantiere.

Nel caso si disponga già di un gruppo di progettazione integrata preparato nella progettazione Passivhaus, sarebbe opportuno interfacciarsi con il certificatore Passivhaus scelto già nelle fasi preliminari della progettazione, in modo da poter supervisionare interamente il progetto e seguirne le fasi più critiche. Se non si hanno precedenti esperienze nella costruzione di edifici passivi, si consiglia invece perlomeno un colloquio di consulenza e un’eventuale consulenza accompagnatoria durante tutte le fasi di svolgimento del progetto.

Non sono strettamente necessarie visite in cantiere, essendo la responsabilità della qualità del fabbricato del solo direttore dei lavori o del gestore di commessa. Chiaramente possono essere richieste sia dal committente che dal certificatore qualora se ne ravvisi la necessità. Come detto, può essere consigliabile un ulteriore controllo da parte del certificatore incaricato soprattutto se la direzione lavori non ha ancora esperienza con la costruzione di edifici passivi.

Dopo la fine dei lavori di costruzione, presentata tutta la documentazione, se per l’edificio realizzato si verifica il rispetto di tutti i requisiti e dei criteri su menzionati, viene rilasciato il certificato con relativa targhetta. Il certificato garantisce soltanto la rispondenza dell’edificio ai requisiti Passivhaus in base ai documenti presentati.

Il certificato non attesta la corretta esecuzione lavori e il controllo sul corretto comportamento degli abitanti, ma grazie all’elevata inerzia termica della Passivhaus, gli edifici si comportano generalmente molto bene: gli unici parametri che potrebbero influenzare il comfort in maniera decisiva sono gli apporti interni estivi, che chiaramente vanno limitati.

Per la progettazione e la relativa certificazione occorre presentare gli output del software di calcolo Phpp, distribuito in Italia da Zephir, debitamente compilati e che dimostrino il soddisfacimento dei requisiti Passivhaus.

Professionalità coinvolte per la certificazione Passivhaus/EnerPHit

Oltre al certificatore (figura obbligatoria), esistono anche le figure di progettista/consulente certificato Passivhaus e di artigiano certificato Passivhaus. Queste figure, anche se non obbligatoriamente richieste, se inserite nel gruppo di progettazione e costruzione, possono costituire per un committente un grande valore aggiunto in termini di competenze riducendo eventuali tempistiche ed errori.

Per l’esecuzione del test di tenuta all’aria “Blower Door” dovrebbe poi essere incaricata un’istituzione o una persona indipendente da committente o impresa. Viene accettato un test effettuato dal committente o dall’impresa solo se un professionista sottoscrive il protocollo di prova sotto propria responsabilità, garantendo la correttezza delle misurazioni.

Peculiarità rispetto ad altri protocolli

Passivhaus è uno dei protocolli che vanta più storia in termini di anni dalla sua invenzione e quindi più disponibilità di dati che permettono di confrontare i consumi reali con quelli previsti in fase progettuale, evidenziando sempre una corrispondenza notevole fra teoria e pratica.

Il protocollo Passivhaus, concentrandosi solo sull’aspetto energetico e in generale parlando di comfort abitativo, si può integrare con tutte le altre certificazioni di sostenibilità ambientale, non trascurando comunque il rispetto dei requisiti minimi nazionali igrometrici, acustici e di resistenza al fuoco.

Se l’edificio è già in fase avanzata di progettazione o risulta già costruito e si ritiene che possa soddisfare i requisiti richiesti per la Certificazione Passivhaus, è possibile compilare il Phpp, presentare tutta la documentazione richiesta ed eseguire un Blower Door Test a posteriori, anche se risulta difficile intervenire su alcuni strati funzionali ormai non più accessibili.

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L’autore


Federica Ariaudo

Federica Ariaudo è architetto e dottore di ricerca in “Innovazione tecnologica per l’ambiente costruito” presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino. E’ LEED AP BD+C ed Esperto Gestione Energia (certificato SECEM ai sensi della UNI CEI 11339). Collabora con l’ufficio CSR (Corporate Social Responability) – Sostenibilità ambientale del Gruppo bancario Intesa Sanpaolo per la gestione energetica dell’ampio patrimonio edilizio, con particolare riferimento al Sistema di Gestione Ambiente ed Energia. E’ stata consulente Reale Mutua Assicurazioni in ambito Green Procurement. E’ consulente Buro Happold per la certificazione LEED NC del nuovo centro direzionale Intesa Sanpaolo di Torino. E’ stata consulente GBC Italia per attività di sviluppo di documentazione a supporto della diffusione di pratiche di audit energetici e miglioramento dell’efficienza energetica in edifici esistenti. E’ membro del Comitato Tecnico Scientifico di GBC Italia. E’ auditor per verifiche di terza parte per gli schemi ISO 50001 (Sistema di Gestione Energia) e UNI 11352 (ESCO). Si occupa di formazione nell’ambito della sostenibilità energetico-ambientale.

L’autore


Francesco Nesi

E’ PhD Physics e ha svolto un Post-Doc presso l’Università di Innsbruck nella cattedra di Fisica edile. Ricopre attualmente il ruolo di Direttore di Zephir (Zero Energy and PassivHaus Institute for Research), istituto trentino che ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dal Passivhaus Institut come Affiliato iPHA italiano e che si pone come principale obiettivo la divulgazione scientifica del concetto Passivhaus in Italia e nei paesi mediterranei offrendo contemporaneamente servizi di consulenza energetica, certificazione, formazione e ricerca in quest’ambito. Ha ottenuto i prestigiosi accreditamenti presso il Passivhaus Institut di Darmstadt come certificatore internazionale Passivhaus e referente accreditato “Passivhaus Trainer” per il corso internazionale per progettisti Certified Passivhaus Designer (Ceph) e artigiani Certified Passivhaus Tradesperson (Acph). Con Zephir, rivende in esclusiva in Italia il software Phpp per la progettazione Passivhaus. Inoltre, è anche Ceo di TecnoSI srl, società che distribuisce un dispositivo di monitoraggio per impianti fotovoltaici (SolarLog) e produce software ed hardware soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e del legno.

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