Protocolli di certificazione ambientale, Passivhaus: temi, diffusione, applicazioni | Architetto.info

Protocolli di certificazione ambientale, Passivhaus: temi, diffusione, applicazioni

Diffusione, campi di applicazione e aspetti affrontati dal protocollo di certificazione ambientale Passivhaus, nato in Germania nel 1988

wpid-25998_thumbECOHotelbonapace.jpg
image_pdf

Lo standard Passivhaus è nato nel maggio 1988 da una collaborazione tra Bo Adamson dell’Università di Lund (Svezia) e Wolfgang Feist dell’Institut für Umwelt und Wohnen (Istituto per l’Ambiente e l’Edilizia) in Germania. La loro idea è stata poi sviluppata attraverso un numero di progetti di ricerca, con il sostegno finanziario da parte dello stato tedesco di Hessen. Le prime abitazioni Passivhaus furono costruite a Darmstadt nel 1990, e occupate dai proprietari l’anno successivo.

Tutto sui PROTOCOLLI DI CERTIFICAZIONE AMBIENTALE: 

che cosa sono e a cosa servono

Certificazione LEED: Come funziona la proceduratemi, tipologie e applicazioni

Certificazione BREEAM: cos’è e come si applicacome funziona la procedura

Certificazione ITACA: che cos’è e quali aspetti affrontacome funziona la procedura


Diffusione

Ad oggi sono circa una ventina i progetti certificati in Italia e una trentina sono in corso di certificazione, mentre a livello mondiale si stimano circa 40.000 edifici costruiti secondo i principi del protocollo Passivhaus, la maggior parte in Germania ed Austria, ma anche in svariati altri paesi del mondo.

Lo standard Passivhaus si è andato via via affermando in Italia, sviluppandosi in primis laddove i fabbisogni termico e frigorifero sono maggiori, cioè al nord ed al sud, mentre al centro Italia si registrano ritardi nel recepimento anche se si ravvisano finalmente i primi segnali di interesse.

Un utile strumento per la diffusione è sicuramente la creazione di reti di professionisti e imprese che divulgano il concetto Passivhaus nelle proprie regioni, i cosiddetti “IGP” (Interessen Gemeinschaft Passivhaus) regionali. Se ne contano 6 già costituiti e altri sono in fase di definizione: Südtirol, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta e Calabria.

Si possono già registrare i primi comuni che prescrivono sgravi sui contributi di costruzione o sugli oneri di urbanizzazione o premi di cubatura per chi costruisce o ristruttura con lo standard Passivhaus: degni di nota in tal senso, i Comuni di Muzzano (BI) e di Botticino (BS).

Le tipologie di edifici certificati o in fase di certificazione in Italia sono molto varie. Si segnala comunque la realizzazione della prima scuola Passivhaus in Italia a Raldon (VR) di Michael Tribus e il primo Hotel Passivhaus in Italia (nonché secondo al mondo) a Torbole sul Garda, l’Hotel Bonapace realizzato da Armalab , bella iniziativa per chi vuole “toccare con mano” il concetto Passivhaus e sgombrare ogni dubbio residuo sulla sua qualità e validità.

L’ecoHotel Bonapace a Torbole sul Garda (Trento), primo hotel Passivhaus italiano

Campi di applicazione

Lo standard Passivhaus è applicabile per qualunque destinazione d’uso di un edificio, sia residenziale (villetta singola, multifamiliare, social housing, studentato) che non residenziale (asilo, scuola, edificio multifunzionale, municipio, ufficio, hotel e B&B, caserma). Sono anche state prese in considerazione alcune tipologie speciali come cantine vinicole, piscine ed ospedali. Lo standard si applica sia alle nuove costruzioni che alle ristrutturazioni, per le quali è nato anche uno speciale protocollo chiamato EnerPHit (Certified Energy Retrofit with Passive House Components): è infatti possibile certificare un immobile ristrutturato con componenti Passivhaus raggiungendo dei requisiti un po’ meno restrittivi del protocollo Passivhaus, pur garantendo un analogo comfort abitativo.

Aspetti affrontati

Nello specifico, seguendo i criteri dettati dalla normativa americana Ashrae 55-2013 “classe A” di comfort ambientale, per certificare un edificio secondo i criteri Passivhaus devono essere rispettati obbligatoriamente i seguenti parametri:

  • Fabbisogno termico per riscaldamento ≤ 15 kWh/(mqa) oppure carico termico specifico ≤ 10 W/mq

  • Fabbisogno frigorifero per raffrescamento ≤ 15 kWh/(mqa) + x*

  • Tenuta all’aria n50 ≤ 0,6 volumi/h

  • Fabbisogno di energia primaria ≤ 120 kWh/(mqa)

  • Basso surriscaldamento estivo (< 10% giorni con Ti > 25° C)

*quota proporzionale al carico latente

Mentre è consigliato ma non obbligatorio soddisfare questi altri parametri:

  • Progettazione senza ponti termici Ψ < 0,01 W/mK

  • Serramenti a taglio termico Uw ≤ 0,8 W/mqK (nord Italia) – 1,4 W/mqK (sud Italia)

  • Impianti ad alta efficienza; ventilazione meccanica con recupero di calore superiore al 75%

  • Ridotte dispersioni termiche per approntamento e distribuzione ACS

  • Utilizzo efficiente della corrente elettrica

L’autore


Francesco Nesi

E’ PhD Physics e ha svolto un Post-Doc presso l’Università di Innsbruck nella cattedra di Fisica edile. Ricopre attualmente il ruolo di Direttore di Zephir (Zero Energy and PassivHaus Institute for Research), istituto trentino che ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dal Passivhaus Institut come Affiliato iPHA italiano e che si pone come principale obiettivo la divulgazione scientifica del concetto Passivhaus in Italia e nei paesi mediterranei offrendo contemporaneamente servizi di consulenza energetica, certificazione, formazione e ricerca in quest’ambito. Ha ottenuto i prestigiosi accreditamenti presso il Passivhaus Institut di Darmstadt come certificatore internazionale Passivhaus e referente accreditato “Passivhaus Trainer” per il corso internazionale per progettisti Certified Passivhaus Designer (Ceph) e artigiani Certified Passivhaus Tradesperson (Acph). Con Zephir, rivende in esclusiva in Italia il software Phpp per la progettazione Passivhaus. Inoltre, è anche Ceo di TecnoSI srl, società che distribuisce un dispositivo di monitoraggio per impianti fotovoltaici (SolarLog) e produce software ed hardware soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e del legno.

L’autore


Federica Ariaudo

Federica Ariaudo è architetto e dottore di ricerca in “Innovazione tecnologica per l’ambiente costruito” presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino. E’ LEED AP BD+C ed Esperto Gestione Energia (certificato SECEM ai sensi della UNI CEI 11339). Collabora con l’ufficio CSR (Corporate Social Responability) – Sostenibilità ambientale del Gruppo bancario Intesa Sanpaolo per la gestione energetica dell’ampio patrimonio edilizio, con particolare riferimento al Sistema di Gestione Ambiente ed Energia. E’ stata consulente Reale Mutua Assicurazioni in ambito Green Procurement. E’ consulente Buro Happold per la certificazione LEED NC del nuovo centro direzionale Intesa Sanpaolo di Torino. E’ stata consulente GBC Italia per attività di sviluppo di documentazione a supporto della diffusione di pratiche di audit energetici e miglioramento dell’efficienza energetica in edifici esistenti. E’ membro del Comitato Tecnico Scientifico di GBC Italia. E’ auditor per verifiche di terza parte per gli schemi ISO 50001 (Sistema di Gestione Energia) e UNI 11352 (ESCO). Si occupa di formazione nell’ambito della sostenibilità energetico-ambientale.

Copyright © - Riproduzione riservata
Protocolli di certificazione ambientale, Passivhaus: temi, diffusione, applicazioni Architetto.info