Renzo Piano: la mia scuola perfetta è in legno | Architetto.info

Renzo Piano: la mia scuola perfetta è in legno

L'architetto e senatore a vita presenta il suo modello architettonico di scuola del futuro. Sarà l'ispirazione per il bando Miur-Inail destinato ai nuovi edifici scolastici

Il disegno presentato da Renzo Piano per illustrare il suo modello di scuola (fonte: IlSole24Ore)
Il disegno presentato da Renzo Piano per illustrare il suo modello di scuola (fonte: IlSole24Ore)
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La scuola del futuro dovrà essere leggera, realizzata con materiali ecosostenibili come il legno e che si rigenerano in natura, alimentata via rinnovabili e soprattutto dovrà essere in periferia: è questo, in sintesi, il modello di edificio scolastico del domani presentato nei giorni scorsi dall’architetto e senatore a vita, Renzo Piano.

Presentato insieme alla Presidenza del Consiglio e al ministero dell’Istruzione, questo modello architettonico firmato Piano vuole essere una sorta di ‘fonte di ispirazione‘ per tutti i nuovi istituti scolastici che verranno realizzati grazie all’accordo Miur-Inail. L’accordo prevede che entro dicembre il ministero bandirà un concorso di idee per assegnare al meglio i 300 milioni di euro stanziati a luglio da Inail per costruire circa 40 scuole in aree candidate dalle singole regioni. Al contempo l’operazione punta a modificare il regolamento tecnico per l’edilizia scolastica, ormai vetusto, che risale al 1975. Le tranches più sostanziose dei fondi andranno, sulla base di criteri oggettivi come il numero degli studenti, alla Lombardia, alla Campania, alla Sicilia e al Lazio.

“La città che funziona è quella in cui si dorme, si lavora, ci si diverte e soprattutto si va a scuola. Dico soprattutto perché mentre si può decidere di non visitare un museo, sui banchi di scuola ci devono passare tutti. Occuparsi di edifici scolastici è un rammendo che, ancora prima che edilizio, è sociale”: così l’architetto e senatore a vita introduce il suo modello di scuola ideale, illustrato in un articolo apparso su IlSole24Ore. E aggiunge che “se dobbiamo costruire nuove scuole, meglio farle in periferia”, perché “la scommessa dei prossimi decenni (è) trasformare le periferie in pezzi di città felice disseminandole di luoghi per la gente, punti di incontro e aggregazione, dove si celebra il rito dell’urbanità”.

Ma com’è tecnicamente questa scuola ideale, che Piano ha elaborato insieme allo psicologo Paolo Crepet e a Franco Lorenzoni, maestro che, un anno fa, aveva lanciato un appello proprio ai progettisti in un articolo intitolato “Cari architetti, rifateci le scuole!”?

Punto di partenza, il piano terra, area in cui l’edificio si connette con la città. Per Piano dovrà essere “permeabile e trasparente”, sollevato dal terreno “in modo che la città possa entrare, che l’edificio diventi un luogo di scambio e connessione con il quartiere”. Al centro del piano terra c’è “un giardino con un grande albero sul quale si affacciano la palestra-auditorium, la sala prove, i laboratori dove i ragazzi si incontrano con associazioni e abitanti”. Dal livello terra si alza anche la biblioteca, denominata “torre dei libri”, dotata di “un’ampia collezione di libri cartacei e tanti sistemi virtuali” ma anche “luogo dove si conserva la memoria della scuola: dove si accumulano i disegni, gli scritti e i ricordi degli alunni”.

Al primo piano le aule guarderanno sul giardino interno e si guarderanno tra loro. Gli spazi stimoleranno la condivisione tra grandi e piccoli (dai 3 ai 14 anni, perché in questo modello il ciclo scolare è raccolto tutto in un plesso): per questo non sono stati previsti corridoi di passaggio ma luoghi abitati dove incontrarsi. “Nel caso dei bambini più piccoli le aule, luminose, spaziose e con compensati appesi dove attaccare di tutto, si aprono con grandi vetrate su un loro giardino “privato”, un terrapieno che “vola” fino alla quota del primo piano”.

E poi viene il tetto, “luogo della libertà, della scoperta, dell’invenzione e del sogno e della fuga dalla città”. Per Piano sul tetto “si scopre la luce, c’è l’orto dove crescere le verdure, ci sono gli animali come le galline o la capra”, una sorta di “grande workshop a cielo aperto, con pergole che ombreggiano laboratori di botanica, di scienze o di astronomia elementare”, provvisto della macchina eliotermica che cattura l’energia solare”.

Fondamentale nel progetto sarà il piano energetico dell’edificio e la scelta dei materiali. La scuola di Piano deve essere un presidio di sostenibilità, e trasmettere essa stessa un messaggio sul piano didattico: “Si costruisce con leggerezza, si risparmiano risorse e i materiali si scelgono tra quelli che hanno la proprietà di rigenerarsi in natura”.

Da qui la scelta di usare il legno “che non è solo bello, sicuro, antisismico e profumato: è innanzitutto energia rinnovabile”.

“Basta piantare alberi per garantire la sostenibilità del progetto: nel giro 20 o 30 anni, dipende dall’essenza, si ha di nuovo l’equivalente del legno usato. Per ogni metro cubo di legno impiegato ci vuole una giovane pianta. Il lavoro lo fanno poi la pioggia, il sole e la terra”, continua Piano.

Piano ha pensato di utilizzare la geotermia per riscaldare o rinfrescare la scuola e i pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica, con la possibilità poi di mostrare attraverso due contatori giganti quanta energia si consuma e quanta se ne produce (idea, questa, del maestro Lorenzoni).

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