Solar Decathlon China 2018: vince Long Plan, firmato (anche) dal Politecnico di Torino | Architetto.info

Solar Decathlon China 2018: vince Long Plan, firmato (anche) dal Politecnico di Torino

Il progetto Long Plan è una rielaborazione della tradizionale Bamboo House, come soluzione alla crisi abitativa delle metropoli cinesi e non solo. I dettagli sulla casa solare progettata e realizzata dal Politecnico di Torino con la South China University of Technology di Guangzhou, vincitrice della seconda edizione del Solar Decathlon China

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Dopo l’Università Roma Tre, che si era aggiudicata l’edizione 2012 di Solar Decathlon Europe con il progetto MED in Italy, un’altra università italiana conquista la vetta di una delle ormai numerose edizioni del fortunato concorso Solar Decathlon: Long Plan, sviluppato da una collaborazione tra la South China University of Technology (SCUT) di Guangzhou e il Politecnico di Torino, si è infatti imposto nella seconda edizione di Solar Decathlon China 2018 (SDC).

SDC 2018 ha visto la partecipazione di 22 gruppi afferenti a 41 istituti universitari provenienti da tutto il mondo (ma soprattutto dalla Cina) e si è svolta a Dezhou, città della provincia dello Shandong che sta costruendo il suo futuro “verde” e rivolto alla sostenibilità grazie agli investimenti nel settore delle energie alternative generate dal sole e ha visto la costruzione di 22 nuove “case solari”.

La formula della competizione si reitera infatti in tutte le edizioni del mondo: i gruppi partecipanti, composti da docenti e studenti supportati da sponsor, sono impegnati nella progettazione e nella realizzazione di una casa unifamiliare a uno o due piani fuori terra ad alte prestazioni energetiche, sviluppata all’interno di una planimetria di superficie compresa tra i 120 e i 200 mq, completamente arredata, alimentata da fonti rinnovabili e dotata di un veicolo elettrico con il relativo sistema di ricarica. Le realizzazioni sono valutate da una giuria in base a dieci criteri che comprendono l’architettura e gli aspetti costruttivi, il potenziale appeal per il mercato immobiliare, le dotazioni, le prestazioni energetiche e le valutazioni sul comfort complessivo, arrivando alla comunicazione del progetto attraverso il sito web e tutti gli aspetti legati alla sua presentazione.

Long Plan nasce da una riflessione sull’abitare che rielabora la tradizionale Bamboo House come possibile soluzione alla sempre più importante crisi abitativa che sta interessando non solo le metropoli cinesi. Propone un modello di alta densità ma basse altezze che guarda a uno sviluppo più sostenibile dell’abitare ma si presenta flessibile nelle funzioni che vi si possono installare.

A due piani fuori terra, è una residenza prefabbricata che si sviluppa all’interno di una pianta rettangolare, modulare in profondità e in altezza, di circa 20 x 5 m di base. Ha uno stretto fronte su strada e una grande profondità al centro della quale si apre un patio centrale e, grazie alla sua particolare conformazione, è in grado di inserirsi nei tessuti storici in modo poco invasivo e si può adattare anche a nuovi contesti.

Long Plan si compone di tre parti distinte che si affiancano nella sua lunghezza: una grande parete attrezzata laterale contenente le reti che alimentano la casa, un volume di servizio in cui sono collocati i collegamenti verticali, i bagni e la cucina e un volume con il patio e gli spazi serviti distribuiti su due livelli.

Il patio centrale ha molteplici funzioni: oltre a dare luce e aperture al lungo interno (illuminato anche da tre finestre aperte sul tetto piano), è elemento che dà un importante apporto passivo alla gestione energetica dell’edificio. Durante l’estate le sue aperture aiutano il raffrescamento favorendo la circolazione naturale dell’aria, mentre d’inverno diventa un volume in grado di accumulare il calore proveniente dal sole. Gli impianti sono alimentati dai pannelli fotovoltaici posizionati su tutta la superficie del tetto, con una presenza che contribuisce anche a migliorarne l’isolamento. È previsto il recupero delle acque piovane e della condensa prodotta dall’impianto di condizionamento, stoccate e trattate per irrigare il verde coltivato con un sistema aquaponico domestico.

Gli impianti (idrico, di riscaldamento che agisce attraverso pannelli radianti a pavimento, di trattamento dell’aria e tutti i sensori che permettono a Long Plan di impostare in modo autonomo le condizioni ambientali interne sulla base dei parametri rilevati all’esterno) sono inseriti all’interno della parete attrezzata laterale, con le partizioni a supporto per la distribuzione. Tutto è impostato su una maglia modulare quadrata di 15 cm sulla quale sono definiti sia gli arredi fissi a parete che quelli mobili in modo da avere il massimo della flessibilità interna e dell’economicità.

Il progetto di Long Plan, che per i torinesi è stato coordinato da Mauro Berta, Michele Bonino, Orio De Paoli, Enrico Fabrizio, Francesca Frassoldati, Marco Filippi, Matteo Robiglio, Valentina Serra ed Edoardo Bruno, consolida ulteriormente una collaborazione internazionale che vede il Politecnico presente in Cina da molti anni e, accanto agli scambi accademici, sta vedendo anche il concretizzarsi dei primi progetti su un territorio che inizia a richiedere interventi di rigenerazione urbana: la riqualificazione della Pearl River Piano Factory a Guangzhou che, frutto di un concorso di progettazione vinto insieme a SCUT (istituto con il quale è stato istituito il centro di ricerca South China-Torino Collaboration Lab), nei prossimi anni trasformerà una delle ex fabbriche dello storico marchio di pianoforti in un parco declinato sul tema musicale, e il Big Air di Pechino, progetto di rifunzionalizzazione di parte di un’ex acciaieria di stato in un centro a servizio delle Olimpiadi 2022 vinto insieme alla Tsinghua University.

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