Tetti verdi per un modello urbano resiliente: l'esperienza dei Paesi Bassi a ROOFdinners | Architetto.info

Tetti verdi per un modello urbano resiliente: l’esperienza dei Paesi Bassi a ROOFdinners

Abbiamo parlato con il Console generale dei Paesi Bassi e con le architette ideatrici di ROOFdinners, evento tra formazione ed esperienza che mette insieme tutte le figure che ruotano attorno ai "tetti verdi". Un universo in cui gli olandesi hanno molto da insegnarci

L'orto cinetico realizzato da Piuarch nel Brera Design District del Fuorisalone 2016 (foto: Zeropxl)
L'orto cinetico realizzato da Piuarch nel Brera Design District del Fuorisalone 2016 (foto: Zeropxl)
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I tetti verdi sono un elemento che può cambiare non solo l’aspetto estetico delle nostre città, ma soprattutto attivare un profilo per il nostro parco edilizio di elevata sostenibilità. E sono un fatto concreto, non una semplice ‘idea visionaria’. Lo dimostrano le ormai molte sperimentazione avviate in Europa e anche in Italia (ad esempio da studi come Piuarch e OrtiAlti o da architetti di spicco quali Michele De Lucchi).
I tetti verdi sono anche al centro di un innovativo percorso di incontro e formazione promosso a Milano e Torino dall’Ambasciata e dal Consolato Generale dei Paesi Bassi in Italia.

Ideato dalle architette Inge de Boer e Denise Houx, che hanno risposto ad un open calla dell’Ambasciata e CG dei Paesi Bassi, il ciclo-evento si chiama ROOFdinners, è promosso in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Milano e ha ricevuto il supporto degli assessori Balducci e Bisconti del Comune di Milano. Anche perché quando si parla di riqualificazione urbana, è proprio il ‘verde’ l’elemento più spesso evocato e al contempo più delicato da gestire, per ragioni tecnologiche ma anche di risorse. In questo senso ROOFdinners vuole segnare uno scarto sul tema: coinvolgere tutti gli attori coinvolti – dai progettisti ai proprietari – per incentivare lo scambio di conoscenze sul tema. Nella speranza che, tra un decennio ad esempio, le nostre città viste dall’alto vedano molti più green roofs di adesso.
Ne abbiamo parlato con il Console generale dei Paesi Bassi in Italia, David de Waal, e con le architette Denise Houx e Inge De Boer.

Come nasce ROOFdinners?
David De Waal: ROOFdinners è il risultato di un open call che abbiamo promosso come Ambasciata a Roma e Consolato a Milano per progetti sulle sfide urbane. Dalla open call sono stati selezionati sei progetti in ambiti differenti, tra cui tre a Milano: il primo è “Spazi Centrali” dedicato ai cittadini della zona Greco, i quali attraverso un workshop di tre giorni (5,6,7 maggio 2016) organizzato dall’Associazione 4Tunnel in collaborazione con IammyCity di Rotterdam potranno farsi parte attiva nel proporre progetti condivisi che riguardano alcuni spazi pubblici del proprio quartiere in condizioni di degrado; il secondo è “Mappa dei cicli di riuso dei Mercati Generali” invece sarà condotto dal 14 al 19 maggio da Temporiuso.net e SUPERUSE Studios di Rotterdam per mappare e ripensare, sempre con la presenza degli abitanti di quartiere tra i quali architetti, urbanisti, designer, artigiani ed economisti, nuovi cicli di riuso per spazi culturali, lavorativi, nuove start-up imprenditoriali, tipologie di merci e prodotti. Il terzo, appunto, è ROOFdinners, dedicato al verde pensile.

Il Console generale dei Paesi Bassi in Italia, David De Waal

Il Console generale dei Paesi Bassi in Italia, David De Waal

Sembra evidente che ci sia un tratto distintivo in queste attività che avete scelto.
DDW: Pur muovendosi in ambiti differenti, i tre progetti promossi dai iniziatori hanno un filo conduttore: è una specifica attenzione ai temi ambientali per le nostre città, che si traduce anche in una serie di azioni dagli scopi sociali. In altre parole, il tema della resilienza.

Come la intendete questa resilienza?
DDW: Resilienza è un termine che individua ambiti molto eterogenei e che richiede certamente cooperazione tra le varie realtà. Se parliamo dei problemi di resilienza a Venezia, essi hanno a che fare con problemi climatici, l’elevamento del livello delle acque e i conseguenti problemi per la città. In questo caso, ad esempio, l’esperienza olandese può essere preziosa: noi abbiamo dovuto inventare soluzioni specifiche per la gestione delle acque e dei problemi di delta, e in questo senso pensiamo di poter essere utili all’esperienza di Venezia. È chiaro che con una città come Milano si parla di resilienza in ambiti differenti, seppure alcuni sono affini. Comunque il punto è sempre uno: è fondamentale che gli attori parlino, collaborino, scambino esperienze e informazioni, non in forma uniterale. Da qui nasce l’idea di mettere insieme le esperienze sui tetti verdi olandesi con quelle italiane.

Uno dei progetti di orto sui tetti curato da Orti Alti, studio che sarà protagonista dell'incontro torinese di ROOFdinners

Uno dei progetti di orto sui tetti curato da Orti Alti, studio che sarà protagonista dell’incontro torinese di ROOFdinners

I Paesi Bassi sono spesso considerati, dal punto di vista urbanistico, un modello sperimentale, un laboratorio urbano dove testare soluzioni che in altri Paesi risultano più di difficile introduzione (si pensi a Rotterdam, ad esempio). Quali sono le ragioni?
DDW: Sicuramente perché a noi piace l’innovazione. Piace promuovere la conoscenza, la ricerca, le startup. Provi a vedere cosa abbiamo proposto in questi giorni al Salone del Mobile, per esempio.
La verità è che essendo un Paese piccolo ma molto popolato, dobbiamo essere molto attenti al nostro spazio, alla qualità di vita. A tutti elementi che concorrono a una visione di vivibilità.

Denise Houx: Credo ci sia anche una questione più ampia. Nei Paesi Bassi è normale avere una’voce’ come cittadini, è come se ci fosse sempre stato un orecchio diretto dal mondo politico agli abitanti. I cittadini ‘fanno’ richieste. I tetti verdi, ad esempio, devono essere una richiesta dei cittadini, come le azioni di riqualificazione urbana, come la richiesta di verde in generale. In Olanda crediamo a questa idea di politica ‘concreta’, che ‘realizzi direttamente’ le cose.

Le architette Inge De Boer e Denise Houx nell'orto cinetico realizzato da Piuarch a Milano in occasione del Salone del Mobile 2016 (foto: Zeropxl)

Le architette Inge De Boer e Denise Houx nell’orto cinetico realizzato da Piuarch a Milano in occasione del Salone del Mobile 2016 (foto: Zeropxl)

Insistete molto sul tema della collaborazione. Chi avete coinvolto per ROOFdinners?
DDW: Oltre ai relatori principali (Michele De Lucchi, Andreas Kipar, Joris Voeten), c’è stato un diretto interesse del Comune di Milano, come ho già detto, nelle persone degli assessori Balducci e Bisconti. Poi ci sono gli architetti, gli urbanisti, gli ingegneri, gli agronomi, che sono importantissimi per questo tipo di attività.

Inge de Boer: Un altro partner importante è la Fondazione Ordine degli Architetti di Milano. Tuttavia, per questo progetto, è importante precisare che non si tratta solo di un appuntamento per progettisti, ma rivolto – e questo è lo scarto principale – a tutti gli stakeholder coinvolti nella realizzazione di tetti verdi. Per questo c’è la collaborazione con l’Anaci – associazione degli amministratori condominiali – l’Assimpredil Ance – degli imprenditori edili locali – e degli proprietari degli immobili, il Conaf.

DDW: Noi veramente crediamo che un’iniziativa come ROOFdinners si possa inserire tra le attività che hanno un riscontro anche commerciale. Questi tetti – intesi come prodotti – vorremmo che potessero essere ‘esportati’. Magari collaborando e scambiando le conoscenze con i progettisti italiani.

 

Per approfondire, leggi qui gli articoli tecnici sul verde tecnico e pensile curati dall’arch. Edoardo Bit

 

Rivolgendoci direttamente ai lettori di Architetto.info, potete spiegare perché questi incontri sono un’occasione preziosa?
DH: Nella mia esperienza professionale ho ampiamente riscontrato che oggi l’architetto non ha più la funzione di concepire lo spazio in modo ‘chiuso’, ma soprattutto quella di mettere insieme le diverse discipline e gli attori coinvolti, per trovare le soluzioni specifiche di questi casi. Nei miei lavori ho riscontrato questa sfida sia su progetti piccoli che di scala più grande. Ogni volta dovevo mettere insieme le diverse voci: tecniche, creative, normative, di sicurezza. L’architetto è una delle professionalità coinvolte direttamente nella realtà di questi tetti: non è da solo, non può farlo da solo, e senza collaborazione non può realizzarlo (soprattutto). Anche perché, al di là dell’aspetto ‘sociale’, c’è una materia tecnica non indifferente. Pensate a che cosa succede a un tetto verde se piove molto – e non dimentichiamo che i cambiamenti climatici stanno intensificando le precipitazioni. Le esperienze legate al verde tecnico – olandesi, ma anche italiane – ci consentono di dosare la presenza dell’acqua e questo è un fattore di cui tenere conto.

DDW: Tra gli aspetti sociali, poi, mi piace segnalare anche l’aspetto legato all’agricoltura: un orto sul tetto, ad esempio, è un esempio simbolico ma anche concreto di creazione di un collegamento diretto tra il ‘produttore’ e il ‘consumatore’.

Rooflab, uno dei progetti speciali realizzati ad Amsterdam dallo studio olandese Rooflife, tra i relatori degli incontri di ROOFdinners

Rooflab, uno dei progetti speciali realizzati ad Amsterdam dallo studio olandese Rooflife, tra i relatori degli incontri di ROOFdinners

Sono temi che richiamano anche la vostra esperienza di Expo 2015, e il vostro ormai celebre ‘padiglione Luna Park’.
DDW: C’è certamente un collegamento tra l’idea proposta da ROOFdinners con la proposta di Expo 2015. La differenza principale è che Expo era concepita per il pubblico, sebbene comunque lì abbiamo avuto incontri importantissimi con esperti e operatori del settore. ROOFdinners è connesso ai temi della resilienza e dell’innovazione per affrontare le sfide climatiche e ambientali della nostra città, ma punta i fari soprattutto sugli stakeholders.
In entrambi i casi, comunque, il nostro invito è sempre lo stesso: cercare di combinare le esigenze quotidiane – in Expo di sfamare il mondo, in ROOFdinners di rendere le città più vivibili – con gli aspetti ‘fisici’ della nostra natura e del nostro ambiente, che poi sono fattori che influenzano anche la nostra salute. Dobbiamo ragionarli come investimenti su un futuro miglioramento della qualità della vita che dobbiamo sentire necessario.

ROOFdinners si svolge a Milano e Torino. I tre incontri sono il 20 Aprile, il 12 maggio (a Milano) e il 13 maggio (a Torino). Ogni incontro è accompagnato da una cena e vi si può partecipare singolarmente o iscrivendosi al ciclo completo. 

Architetto.info è media partner dell’evento.

Per gli architetti iscritti all’ordine, sono riconosciuti 5 CFP. Sono stati richiesti anche i crediti formativi al Conaf.  
Tutte le informazioni e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito della Fondazione dell’Ordine architetti di Milano

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