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Washington è la prima città certificata LEED for Cities del mondo

Avviato a fine 2016 come progetto pilota insieme al gemello LEED for Communities, LEED for Cities premia con il Platinum le politiche e i piani su cui da tempo la città di Washington sta investendo per un futuro più sostenibile

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Washington DC è la prima città al mondo a essere certificata LEED. E ottiene il bollino di qualità di uno dei sistemi di accreditamento più importanti al mondo, gestito negli Stati Uniti dallo US Green Building Council, raggiungendo il suo massimo livello, ossia Platinum.

Avere Washington come prima città certificata LEED è un importante risultato sia per il protocollo, avviato a fine 2016, che per la stessa città. Da una parte, USGBC ha infatti dato l’avvio a una certificazione giovane con la capitale degli Stati Uniti, che, oltre a dare un indubbio prestigio a un protocollo già più che noto e applicato, genererà sicuramente un effetto traino verso altre realtà. Dall’altra, l’avere intrapreso questa strada dimostra come gli amministratori di una delle città più importanti della nazione più importante del mondo considerino prioritaria, anche a livello urbano, la costruzione delle basi per un futuro più sostenibile.

La certificazione LEED for Cities è il protocollo più recente introdotto da USGBC, progetto “pilota” nato insieme al gemello LEED for Communities. Applicabile sia al nuovo che all’esistente, accordandosi in questo pienamente con lo “zero consumo di suolo” che nella densa Europa negli ultimi anni è diventato una sorta di mantra della sostenibilità di interventi e processi, premia con un “bollino di qualità” le migliori strategie di rigenerazione che le città, o anche solo le loro parti, riescono a mettere in campo. Lo fa attraverso la valutazione di indicatori come la gestione dell’energia e di acqua e rifiuti, le emissioni di gas inquinanti, il sistema dei trasporti ma anche parametri direttamente correlati agli esseri umani, che considerano il sistema educativo, la salute pubblica, la sicurezza e un concetto esteso di “prosperità”.

Perché Washington ha raggiunto questo obiettivo? Il riconoscimento premia risultati e progetti concreti, parte dei quali hanno oggi creato una città in cui il 65% dei quartieri è pedonale o sicuro per i pedoni, il 58% degli spostamenti quotidiani per recarsi al lavoro avviene in bicicletta, a piedi o con il trasporto pubblico e gli edifici governativi sono completamente alimentati da fonti energetiche rinnovabili che entro il 2032 riusciranno a soddisfare la metà del fabbisogno energetico di tutta la città.

Negli anni più recenti la città ha inoltre avviato, o è stata parte integrante di, piani e progetti di medio periodo per rendere più vivibili i suoi spazi e costruire un futuro più environmental friendly.

Dal 2011 è operativo Sustainable DC 2.0, che ha l’ambizioso proposito di rendere Washington la città più sostenibile degli Stati Uniti. Fissa un orizzonte temporale, il 2032, per il raggiungimento di obiettivi in ambiti differenziati che spaziano dall’economia e lavoro (riduzione della disoccupazione e aumento di 5 volte delle occupazioni “green”), alla salute (controllo dell’obesità), all’alimentazione (con l’aumento delle aree coltivabili e la produzione del 25% dei generi alimentari nel raggio di 100 miglia, pari a circa 160 km), ma anche a quelli maggiormente connessi agli interventi sul territorio (come la riduzione del consumo di suolo e il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente), sugli edifici (con l’aumento di produzione energetica da fonti rinnovabili e l’introduzione degli standard zero energy per tutte le nuove costruzioni), sulle infrastrutture (con l’aumento del 50% dell’uso del trasporto pubblico per gli spostamenti casa-lavoro e l’aumento del 25% dell’utilizzo della bicicletta).

Nell’ambito delle risorse rinnovabili, nel 2015 la città ha stipulato un accordo ventennale, il più grande mai firmato negli Stati Uniti, con Iberdrola Renewables per la fornitura di una quantità di energia eolica in grado di garantire la copertura del 35% del suo fabbisogno elettrico, mentre il sindaco si è ufficialmente impegnato a rispettare gli accordi di Parigi sul clima, andando controcorrente a quanto la (non lontana) amministrazione centrale oggi guidata da Donald Trump sembra volere fare.

A fine 2016 ha infine lanciato il piano Climate Ready DC, mirato alla riduzione dei rischi derivanti dai cambiamenti climatici che hanno intensificato anche negli Stati Uniti la frequenza e l’intensità delle ondate di calore, delle inondazioni e delle tempeste. Identifica per questo 77 azioni per edifici, territori e infrastrutture ma anche un fondamentale piano di formazione per rendere più pronti e resilienti i cittadini e le comunità.

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