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Grillo, il telefono diventa complemento d’arredo

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La disponibilità di nuovi materiali, i progressi tecnologici e la crescente diffusione in ambiente domestico hanno portato, negli anni Sessanta, all’ideazione di un concetto di apparecchio telefonico di dimensioni ridotte, meno ingombrante e che offrisse una maggiore libertà nella ricerca di forme e colori nuovi.

Il nuovo telefono non era pensato più per essere “fisso”, invariabilmente collocato sulle pareti o posato su un ripiano dell’ingresso o del corridoio, ma mobile, facilmente trasferibile da una stanza all’altra, e con una linea estetica tale da renderlo parte complementare dell’arredo.

Il telefono Grillo, prodotto nel 1965 da Siemens su progetto di Marco Zanuso e Richard Sapper, è tra gli apparecchi telefonici che maggiormente hanno rappresentato questo tipo di innovazione. Un “concentrato” di tecnica, funzionalità ed estetica che meritò il prestigioso Premio Compasso d’oro nel 1967.

La realizzazione del progetto fu curata dai laboratori e reparti tecnici della Società italiana telecomunicazioni Siemens (Sit Siemens), società del Gruppo Stet, a partire dal 1949.

Gli obiettivi del progetto erano la comodità d’impiego, un ingombro il più possibile limitato, una linea estetica e funzionale in grado di adattarsi in ogni ambiente. Seguendo questi principi, tutti gli elementi funzionali dell’apparecchio telefonico – disco combinatore, gancio commutatore e tasto, microfono e ricevitore – vennero riuniti in un corpo unico.

I telefoni in uso fino a quel momento avevano il corpo dell’apparecchio fisso mentre solo il microtelefono poteva essere impugnato: una delle novità del Grillo consistette nell’introduzione dello “snodo a cerniera”, che collegava le due parti dell’apparecchio e la cui rotazione permetteva di stabilire e interrompere il contatto con la centrale. Solo quando la parte più piccola dell’apparecchio che conteneva il microfono si chiudeva contro il disco combinatore, il collegamento si interrompeva. Il nuovo telefono poteva così essere sollevato e, durante una conversazione, poteva essere tenuto con una sola mano.

La parte superiore dell’apparecchio, dalla caratteristica forma di “conchiglia”, fu realizzata in abs, acrilonitrile-butadiene-stirene, un materiale molto resistente che permise di realizzare un guscio dello spessore di solo 1 millimetro. Il telefono Grillo misurava in posizione chiusa 16 cm di lunghezza, 8 cm in larghezza e 7 cm in altezza. Al momento della chiamata la sua lunghezza diventava 22 cm, una misura necessaria per permettere al microfono e al ricevitore di raggiungere la posizione ideale per effettuare una conversazione.

L’ingombro dell’apparecchio era ridotto dall’esclusione della suoneria – che veniva collocata tra gli organi murali fissi di collegamento alla linea -, dall’adozione di un disco combinatore più piccolo di quello classico e dall’uso di componenti elettromeccaniche miniaturizzate. Un’altra caratteristica particolare è la suoneria meccanica detta “a ronzatore”, da cui appunto ne deriva il nome Grillo.

Nel 1967, a due anni dalla sua creazione, la Sip decise di lanciarlo sul mercato proponendolo ai propri abbonati come apparecchio addizionale dell’impianto a spina. Attraverso la “spina”, una novità di quegli anni, ogni stanza poteva avere anche un telefono in più, addizionale, rispetto a quello principale installato nel momento dell’attivazione dell’abbonamento. Divenuto oggetto cult e tra i simboli del design moderno, Grillo è stato esposto al Moma di New York nel 1993.

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