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I finalisti del concorso per il Guggenheim Museum di Helsinki

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La prima fase del concorso lanciato dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim per il nuovo Guggenheim Museum di Helsinki si è conclusa con l’individuazione delle sei proposte che il prossimo mese di giugno si contenderanno la vittoria finale.

La procedura avviata, decisamente inedita, chiedeva la presentazione di progetti in forma anonima senza porre limiti alla partecipazione (non era un concorso a inviti a cui generalmente si ricorre per edifici di questa importanza) e ha riscosso un successo clamoroso, raccogliendo 1.715 proposte da tutto il mondo. E ha innescato un processo non privo di polemiche che, aggregatesi attorno allo slogan “The Next Helsinki”, hanno anche prodotto la promozione di un contro-concorso per sollecitare proposte di più ampio respiro per la città.

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Pubblicate sul sito designguggenheimhelsinki.org e ancora anonime, le migliori sei proposte selezionate dalla giuria guidata da Mark Wigley (docente e preside emerito alla Graduate School of Architecture, Planning and Preservation della Columbia University) sono state selezionate al termine di cinque intensi giorni di lavoro, eterogenee ma accomunate da un filo conduttore comune: la volontà di sondare le molteplici declinazioni di cosa e come possa essere un museo oggi.

Queste le valutazioni della giuria sui finalisti.

Proposta GH-04380

Sviluppata all’interno di un gruppo di padiglioni che creano continuità con la città, riesce a fondersi con il tessuto urbano riprendendo l’impostazione del contiguo mercato. Particolarmente apprezzato è stato l’uso della luce naturale in tutto l’interno. La giuria è tuttavia scettica sulla scelta delle coperture curvate e sulla torre-faro e poco convinta della posizione e delle dimensioni delle gallerie espositive. È comunque certa del potenziale del progetto, in grado di ridefinire il museo trasformandolo in esperienza urbana.

Proposta GH-1128435973

Apprezzati il vernacolare industriale, la flessibilità degli spazi interni e l’effetto esterno complessivo. Pur non ancora sviluppato del tutto, il progetto è una risposta convincente al concetto di nuovo museo richiesto dalla Fondazione. Molto forte l’impostazione distributiva, con gli spazi pubblici al piano terra e quelli espositivi ai superiori. Particolarmente interessanti sono state considerate il particolare profilo del fronte principale e l’impostazione all’interno di un basso fabbricato.

Proposta GH-121371443

Dal design semplice ma straordinario, la giuria ha particolarmente apprezzato l’integrazione tra immagine e tecnologia. Estremamente denso e di forte impatto visivo, deve tuttavia ancora sviluppare una logica interna, adesso troppo schematica, altrettanto convincente. La proposta utilizza le particolari scelte estetiche (soprattutto i pannelli di legno) come un dispositivo sostenibile per tenere sotto controllo i flussi di energia. Ci sono però dubbi sui possibili problemi legati alla sua realizzazione.

Proposta GH-5059206475

Ben integrato nel paesaggio urbano e all’interno del sito di progetto, utilizza materiali di diversa natura provenienti dagli edifici esistenti e crea strette connessioni con il contesto. Il progetto architettonico si basa sull’”ecologia” di materiali, forme e atmosfere, e si sviluppa sull’idea, dal grande potenziale sia per il museo che per il tessuto urbano, di un antico magazzino.

Proposta GH-5631681770

Dimostrando di avere compreso la città e il suo funzionamento, il progetto presenta validi e nuovi precorsi di ricerca sul museo e sul tessuto urbano. Attenzione particolare è prestata allo spazio pubblico e a quelli espositivi. La giuria riconosce che il progetto è ancora in fase embrionale, ma intravede un approccio non stereotipato che potrebbe aprire un futuro promettente per tutta l’area.

Proposta GH-76091181

La giuria ha apprezzato il concetto alla base della proposta, che utilizza il legno in modo elegante e imposta una corte interna particolarmente adatta per l’organizzazione di aree espositive indipendenti. Nonostante i 9 ascensori, funzionali alla distribuzione verticale, gli spazi espositivi potrebbero essere connessi in modo migliore se la distribuzione orizzontale e verticale fossero studiate nell’ottica di esperienza complessiva del visitatore.

Il prossimo appuntamento è quindi fissato per l’inizio dell’estate.

L’autore


Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino e Giulietta Fassino.

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