Il grafico, il designer, l'artista che studiava la natura | Architetto.info

Il grafico, il designer, l'artista che studiava la natura

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“Nasce dallo studio della natura, non come imitazione ma come esempio per andare oltre”. Così Roberto Sambonet descriveva la sua celebre Pesciera, due gusci d’acciaio inox che gli valsero il Premio Compasso d’Oro nel 1957 e uno spazio al MoMA di New York.

La Pesciera è capolavoro di un design che è solo in apparenza minimalista, perché a ben vedere tutti gli oggetti di Sambonet sono ispirati a soggetti biomorfi, lontani da ogni eccesso di funzionalismo.

Sorpassare il limite concreto di ciò che si osserva era il credo dell’artista vercellese, che affianca il moderno e l’antico, propone audaci accostamenti cromatici, rivelando infine che persino dietro a un “sistema da tavola” ideato per la Ginori si cela la stessa forza creativa dell’architettura: “Come progettare un quartiere”, diceva.

Un personaggio poliedrico e geniale Sambonet, nato a Vercelli nel 1924, ma che dalla sua città fugge ben presto per andare a Milano dove frequenta il liceo classico al Manzoni e i corsi serali dell’Accademia di Brera. Una personalità sempre in bilico tra quella del designer, dell’architetto e del grafico, senza propendere mai definitivamente per nessuna classificazione.

Secondo Sambonet, infatti, altro non sono che differenti modi di cogliere una stessa realtà, ossia quella che l’artista carpisce dagli incontri con, nel e attraverso il mondo. Assetato di viaggi, è da Svezia, Cina, Francia, Thailandia, e soprattutto dall’amato Brasile, dove si trasferisce nel 1948, che Sambonet raccoglie tecniche di tessitura e oggetti tipici, per poi tradurli in riflessioni, scritti e dipinti.

E in oggetti, in un felice compromesso tra arte e industria. Disegna e fa eseguire stupendi oggetti di cristallo per la Baccarat, intesi come simboli dell’acqua ma anche riflessi dell’aria, compresi i sassi parallelepipedi che si possono comporre come ikebana. Crea per l’industria di famiglia Sambonet contenitori per antipasti, per tavola e forno che sembrano vere e proprie architetture.

Vasi di cristallo pieno, contenitori a doppia parete in acciaio inossidabile per cibi e bevande ghiacciate, vasi coassiali in cristallo azzurro e gli altri vasi, sempre azzurri, componibili a cubo, i pesantissimi bicchieri di ispirazione contadina. In un’intervista a Sergio Origlia confessava: “Ho viaggiato assetato di design e ho trovato dovunque, nei semplici oggetti d’uso, i miei musei”.

Roberto Sambonet nel design ha avuto sempre un proposito tanto ambizioso quanto intransigente: cancellare l’aggettivo industrial per sostituirlo con art. È stato uno dei primi a tentare il passaggio a un free design: un’arte in cui l’oggetto si può anche usare. Il suggerimento di Sambonet è dunque quello di desacralizzare la scultura, usandola, e di valutarla come oggetto da guardare e su cui fantasticare.

di O.O.

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