Il grattacielo Walkie Talkie fonde le auto? Il commento di Jon Pittman | Architetto.info

Il grattacielo Walkie Talkie fonde le auto? Il commento di Jon Pittman

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La vicenda (leggi l’intera storia qui) è accaduta nelle scorse settimane a Londra, dove la facciata in vetro del nuovo grattacielo Walkie Talkie, progettato dall’architetto Rafael Viñoly, pare abbia concentrato e riflesso la luce, provocando la fusione di alcune parti di una Jaguar parcheggiata nelle vicinanze. Oggi a commentarla è l’architetto, nonché vice presidente corporate strategy di Autodesk e e pilota di aerei commerciali, Jon Pittman, che spiega come “evitare gli errori umani, integrando l’intelligenza umana con le appropriate tecnologie digitali”.

“Una serie di osservazioni fatte a seguito di questa vicenda, hanno fatto pensare che Viñoly avrebbe dovuto prevedere e prevenire questo problema – scrive Pittman – . Inoltre, tale problema si sarebbe potuto evitare se Viñoly avesse consultato un ingegnere. In ogni caso, quanto successo evidenzia una profonda incomprensione nel processo di progettazione”.

“Prima di tutto, l’architetto avrebbe dovuto prevedere il problema. La progettazione è sia un’arte che una scienza. Si basa sull’esperienza e su un metodo di analisi rigoroso. Gli architetti, come gran parte dei professionisti, impara dall’esperienza. Oltre ad utilizzare modelli di analisi basati sulla scienza, applicano l’euristica e la regola empirica in base alle esperienza passate – sia proprie che altrui. Molti architetti non raggiungono il successo prima dei 50 anni. E ciò è dovuto al fatto che ci vuole molto tempo per accumulare l’esperienza necessaria per saper gestire le diverse situazioni nella progettazione e costruzione di un edificio”.

“Ovviamente – continua Pittman -, l’esperienza di basa sul passato e, se utilizziamo solo le esperienza passate, non proveremo mai nulla di nuovo. La sfida sta proprio nel provare qualcosa di nuovo sperimentandone anche le conseguenze inaspettate, come ad esempio come viene concentrata e riflessa la luce. Ed è proprio dal trasporto aereo che architetti e progettisti in generale potrebbero trarre spunto. Si dice che il trasporto aereo internazionale sia sicuro più che mai[i]. Ci sono una serie di ragioni per cui si afferma ciò. Il principale motivo è che i piloti simulano i loro voli. Provano tutti i voli in specifici simulatori, sperimentando il volo prima di effettuarlo realmente. I simulatori forniscono sia simulazioni della realtà basate sulla fisica che la possibilità di fare esperienza. Per gli architetti, ciò significa poter modellare l’edifico in un computer e simulare come si comporterebbe nella realtà. Inoltre, avrebbero l’opportunità di sperimentare eventi imprevisti e prevenirli prima che l’edificio venga costruito”.

In secondo luogo, un ingegnere avrebbe potuto prevenire il problema. Infatti, la costruzione di un edificio di questa portata avrebbe dovuto coinvolgere diversi ingegneri. Il fatto è che spesso, tali ingegneri lavorano in modo isolato gli uni dagli altri in base alla specifica area di esperienza – strutturale, meccanica, acustica, illuminazione, antincendio, ecc. Sono pochi gli ingegneri che hanno una visione globale dell’edificio. Gli ingegneri, come gli architetti, tendono a lavorare basandosi su modelli analitici, così come sull’euristica e la regola empirica. I modelli analitici che utilizzano per determinare le prestazioni dell’edificio si basano sull’esperienza passata e – come per tutti i modelli – semplificano il problema per i soli elementi essenziali. Un ingegnere dovrebbe vedere e capire i sistemi di cui è responsabile ma nel contesto definito dall’architetto”.

“Ancora una volta, gli strumenti digitali possono essere d’aiuto in questo senso creando rappresentazioni che possono essere condivise tra tutti i membri di un team di progetto, permettendogli di integrare il loro lavoro e avere una visione globale. Ciò avrebbe permesso agli ingegneri e agli architetti di notare eventuali problemi derivanti dalla concentrazione della luce e, ancora una volta, prevenire conseguenze inaspettate – scrive ancora Pittman –“.

“Mentre accadeva quanto raccontato, sono emerse nuove informazioni relative al fatto che lo sviluppatore ha modificato il progetto per risparmiare denaro. In particolare, sono state ridotte le dimensioni delle alette di protezione solare, preoccupandosi principalmente dei costi e dell’impatto solare invece che della luce riflessa – sebbene fosse stata evidenziata tale possibilità. Questo è quanto accade guardando solo un aspetto del progetto invece che considerarlo nella sua globalità. Gli sviluppatori hanno cercato di risolvere un problema – i costi – ma hanno generato una conseguenza inaspettata – il riflesso – guardando solo un problema”.

“Ciò che è bene imparare da questa storia è che la progettazione di un edificio è particolarmente complessa. E’ molto difficile capire l’intero progetto e prevedere come l’edificio si comporterà una volta costruito. E’ inoltre piuttosto semplice dare luogo a conseguenze inaspettate, in particolare quando si fa qualcosa di nuovo e innovativo”.   

“Gli strumenti digitali – sostiene Pittman – permettono di indirizzare tutto ciò modellando e simulando l’edificio prima che venga costruito. Un ulteriore beneficio di tali strumenti è la collaborazione tra tutti i professionisti che lavorano alla realizzazione di un edificio che permette di avere una visione globale del progetto a cui si sta lavorando. La progettazione è sia un’arte – basata sul giudizio e l’esperienza – che una scienza – basata su modelli di analisi rigorosi. Gli strumenti digitali permettono di fondere arte e scienza creando prototipi che possono essere visualizzati, discussi e analizzati”.

Gli strumenti digitali per la progettazione sono in grado di elevare l’intelligenza umana e permettono ai progettisti di essere innovativi riducendo al minimo i rischi derivanti dallo sperimentare qualcosa di nuovo e imprevedibile. E sono sicuramente meglio della regola empirica!

 

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