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Il mattoncino che ha vinto il tempo

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“Nati” a Billund, in Danimarca, nella tana delle meraviglie fondata da Ole Christiansen, i mattoncini più amati del mondo sono apparsi per la prima volta nel 1949, sotto forma di Automatic Binding Brick (mattoncini autobloccanti), per poi assumere le fattezze più simili a quelle attuali nel 1958. Sono i LEGO, dal danese “leg godt” (“giocare bene”) ma totalmente assonanti con il lego (“assemblo”) latino.

Un gioco, ma forse più di un gioco: per molti bambini un nuovo barattolo dei classici mattoncini modulari è un’infinita serie di nuovi mondi fantastici, per gli adulti i Lego non hanno mai perso il loro aspetto creativo-ricreativo. Una predilezione globale che ha permesso ai Lego l’imbattibile primato di rimanere sempre uguali a sé stessi, da 60 anni.

Se Christiansen padre fu meritevole di aver investito per primo in Danimarca sulle nuove tecniche di stampaggio della plastica a iniezione, fu il figlio Godtfred Kirk a elaborare il particolare sistema di bloccaggio, e a progettare un programma di vasta portata per lo sviluppo del prodotto. Un piano vincente: con la loro colorazione brillante, la facilità di maneggiabilità, le infinite possibilità di combinazione, Lego è rimasto il passatempo preferito di moltissimi bambini, che arrivano in massa ogni anno a Billund per visitare Legoland.

Senza contare che, nel corso degli anni, i Lego sono stati anche l’oggetto di ardite sperimentazioni da parte di designer e grandi architetti (come Norman Foster), che hanno adottato il gioco come veicolo di creatività illimitata. Come, ad esempio, gli Earth Blocks che si possono acquistare sul sito del Guggenheim Store.

È un set di mattoncini che conserva la stessa identica forma dei gemelli di plastica, lo stesso aggancio, la stessa varietà e dimensione. Tutto identico, tranne per un dettaglio: gli Earth Blocks sono biodegradabili, realizzati con un composto di corteccia di alberi di cedro, trucioli di legno di cedro pressati e chicchi di caffè (e poco polipropilene per tenere tutto insieme). Un vezzo artistico, probabilmente, più che una svolta ecosostenibile, considerando che i Lego, grazie alla loro durabilità pressoché infinita sono molto più sostenibili di un set che marcirà nel tempo; ma gli Earth Blocks, tuttavia, servono forse più a dimostrare, in uno spirito forse un po’ radical-eco-chic, che le possibilità creative, quando si parla di Lego, sono infinite.

 

V.R.

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