Il partigiano capace di comunicare | Architetto.info

Il partigiano capace di comunicare

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Non è un caso che in una piattaforma tematica dedicata alla semplicità si recuperi, in senso retrospettivo, la figura di Albe Steiner, attivo tra la fine degli anni ’40 e il 1974, momento della sua improvvisa scomparsa. Il contesto culturale è quello milanese, dominato dall’eredità del progetto razionalista. Nell’opera di Steiner le scelte ideologiche sono simmetriche all’approccio disegnativo. La sua esperienza all’interno della Resistenza è il primo sintomo dell’atteggiamento che si riscontrerà in seguito, ovvero nella necessità di una creazione “artistica” affine alle nuove istanze sociali.

I suoi riferimenti linguistici sono dati dalle avanguardie russe e dalle esperienze del Bauhaus, da cui rilegge non solo i “valori” profondi di un mondo morfologico di rottura ma anche la propensione verso un apparato visivo chiaro e netto, senza ridondanze. Attraverso quei principi, opportunamente adattati ai tempi della rinascita economica italiana, Albe Steiner contribuisce in modo tangibile al rinnovamento della grafica editoriale, che si concretizza soprattutto nella sua collaborazione con l’editoria di sinistra.

È stato anche art director de la Rinascente (1950-’54), co-fondatore dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e autore di numerose visual identity per altrettante imprese italiane.

È vero che la grafica digitale è una dimensione oramai consolidata e imprescindibile. L’eredità di Steiner è oggi appannata dall’avvento dell’informatica nel settore (anche) della comunicazione visiva, non solo negli esiti figurativi ma anche sul piano metodologico. La video-grafica attuale ha due demeriti: consente a chiunque di improvvisare il mestiere grazie semplicemente alla presenza dei programmi dentro al computer, ma senza alcun retroterra di pensiero; e, soprattutto, rendere iper-grafico ogni messaggio (nel senso della ridondanza e del pasticcio). Rivalutiamo Albe Steiner?

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