E' in arrivo la luce biodinamica firmata Libeskind | Architetto.info

E’ in arrivo la luce biodinamica firmata Libeskind

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Chi si aspettava un’archistar superba e inavvicinabile è stato smentito. Disponibile e sorridente, Daniel Libeskind si è presentato martedì scorso all’evento Fuori Salone organizzato da iGuzzini per far conoscere il prototipo di “Bio-radix”, presentato recentemente alla fiera Light&Building 2014 di Francoforte e che dovrebbe essere in commercio entro la fine dell’anno.

Si tratta di un apparecchio che richiama le architetture del progettista di origine polacca ma naturalizzato americano che dal 2011 ha aperto con il figlio Lev una sede a Milano, il “Libeskind design” in via Spadari al numero 7, caratterizzate da linee spezzate e da tagli luminosi che sfruttano molto le potenzialità della luce naturale.

“Bio-radix” rispecchia il dinamismo delle sue composizioni non solo dal punto di vista formale ma anche per le sue caratteristiche illuminotecniche. iGuzzini ha affidato infatti allo studio Libeskind Design il compito di disegnare un prodotto in grado di riprodurre nell’illuminazione artificiale i cambiamenti d’intensità e di temperatura colore della luce naturale, sfruttando tutte le potenzialità dei Led.

“Bio-radix” è l’ultimo tassello in ordine di tempo di un percorso nel campo della luce biodinamica che iGuzzini sta conducendo sin dal 1988 con l’avvio della prima ricerca S.i.v.r.a. in collaborazione con il Lighting Research Center di Troy (New York) per studiare l’influenza dell’illuminazione artificiale sul benessere psico-fisiologico delle persone.

E conferma l’impegno dell’azienda guidata dal presidente Adolfo Guzzini nel sottolineare l’importanza di una corretta illuminazione, attraverso iniziative quali “Illuminare gli Italiani”, dal 1982, “Con iGuzzini contro l’inquinamento luminoso” dal 1993, “Better Light for Better Life” dal 2002, e da quest’anno con l’incubatore di idee “Light First”, con l’obiettivo di essere “una dichiarazione, una posizione sul ruolo che la luce può avere nei cambiamenti sociali”.

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L’autore


Roberta Chionne

Architetto e giornalista, si è laureata in architettura ed è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Dal 2007 è redattore de “Il Giornale dell’Architettura”, con cui collabora dal 2002. Ha curato e progettato mostre di architettura e laboratori didattici per l’arte contemporanea. Tra le sue pubblicazioni: Ceci n’est pas (que) du design, in “Made in Mali, Cheick Diallo Design”, Silvana Editoriale (2012); Il santuario della Divina Provvidenza: religione, identità nazionale e politica nell’architettura polacca del XX secolo, in “La Polonia tra passato e futuro”, Franco Angeli (2008); Blok e Praesens: dagli ideali del costruttivismo alla sperimentazione funzionale, in “Costruttivismo in Polonia”, Bollati Boringhieri (2005).

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