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Il gabbiano tecnologico

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L’attenzione all’uomo e allo spazio nasce da riflessioni sulle condizioni della modernità a partire dai processi socio-culturali, dalle relazioni prossemico-comportamentali contemporanee, fino all’esplorazione di nuove frontiere tecnologiche e linguistiche rappresentano il perno della ricerca di Danese, specialmente dal 1999, anno in cui Carlotta De Bevilacqua ne è diventata il capitano.

Danese sviluppa nuove generazioni di prodotti i cui l’attenzione alle performance, alla gratificazione percettiva e alla sostenibilità si esprimono in un percorso coerente con una visione di qualità ambientale.

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In particolare, è nelle nuove luci che la prestigiosa azienda milanese, fondata nel 1958 da Buono Danese e Jacqueline Vodoz, rivela una visione più innovation oriented con la convergenza tra un’applicazione delle tecnologie e dei materiali più innovativi, un controllo della luce assolutamente tecnico e nuove interpretazioni che escono dagli schemi tipologici classici.

Nascono quindi prodotti di sintesi, assolutamente trasversali e interpretabili pur nella loro semplicità formale e produttiva. Ne è un esempio R.Ray, disegnata da Ross Lovegrove e fresca di presentazione. Nel titolo parliamo di “gabbiano tecnologico”, ma la forma è comunque indefinita e va oltre l’immaginario biologico. Un involucro composto da due gusci in metacrilato, affusolato e inflesso al centro racchiude due tubi fluorescenti. La stessa scelta tecnica non solo è orientata al discorso del risparmio energetico, ma collabora al risultato linguistico: un corpo bianco che emette una luce onirica, tra surrealtà e futurismo.

La sua misura importante – è lunga ben 168 cm! – è quella di un elemento vuole imporsi senza timidezza nel paesaggio domestico.

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