Il mago della luce | Architetto.info

Il mago della luce

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Questo breve medaglione è corredato da alcune immagini di bagni appartenenti a case di cui Mario Nanni ha curato il lighting. È una campionatura iconografica dettata semplicemente dalla comodità: l’abilità del designer coincide con la capacità di manipolare la materia luminosa a tutti i livelli, creando un legame indissolubile tra sensorialità, estetica e tecnologia. Ma non dobbiamo dimenticare nemmeno la sua attenzione allo spazio alle varie scale. Che si tratti del celebre “Chilometro Rosso” (la sede della Brembo), del Triennale Design Museum, dei piani di illuminazione urbana o di abitazioni private, la gestione della luce è, per lui, un viaggio nel DNA dell’architettura e del design.
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Bolognese, Nanni nasce professionalmente come perito elettrotecnico. Da autodidatta, esplora le risorse della luce artificiale in modo assolutamente empirico, sebbene oggi i suoi interventi siano governati da sofisticati supporti informatici.

Nel campo del lighting, la sua figura, appunto, è trasversale tra la scala dell’edificio e quella del prodotto. Le architetture illuminate su suo progetto sono quasi delle mega-lampade, mentre le sue lampade sono a volte delle micro-architetture dall’immagine minimalista.

Il minimalismo, appunto. Negli anni ’90 del secolo scorso Mario Nanni ha dato un notevole contributo anche in quella direzione. Attraverso i modelli disegnati per Viabizzuno – l’azienda di cui è patron – ha azzerato il crinale tra luce decorativa e luce tecnica. Attingendo esclusivamente al mondo delle forme pure e rigorose, fa sì che apparecchi dalle linee semplici sprigionino un alto potenziale espressivo, indipendentemente dal fatto che vivono autonomamente o che vengono assorbite dalla massa muraria.

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