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Inquinamento luminoso: la nuova direttiva dell’Emilia Romagna

Dai Led color ambra all'illuminazione 'adattiva', ecco una delle normative regionali più innovative a livello nazionale in tema illuminotecnico

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La Regione Emilia Romagna ha emanato la Terza Direttiva in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico, approvata con D.G.R. n. 1732 del 12 novembre 2015 (Bur n. 299 del 20 novembre 2015). La nuova direttiva sostituisce la precedente (D.G.R. n. 1688/2013), e introduce ulteriori elementi di innovazione e di miglioramento nella materia regolata dalla Legge regionale n. 19/2003 (Bur n.147/2003).

Le principali novità
Proroga di un anno per la redazione del Piano della Luce da parte dei comuni, la cui scadenza era fissata entro il 18 novembre 2015.

• Uso delle sorgenti Led con una temperatura di colore fino a 3000°K anche nelle zone di particolare protezione dall’inquinamento luminoso: zone attorno agli Osservatori astronomici ed astrofisici, aree Naturali protette, siti della Rete Natura 2000 e corridoi ecologici.

• Possibilità di utilizzare Led color ambra (con lunghezza d’onda di picco sia indicativamente a 590nm) a tutela degli habitat particolari o di specie animali particolarmente protette.

Modulistica utile alle comunicazioni, certificazioni, dichiarazioni dei soggetti previsti, per facilitare l’identificazione dei contenuti e limitare al massimo eventuali richieste di integrazione da parte dei comuni, enti deputati al controllo in caso di esposto o su propria iniziativa.

• Aggiornamento dei riferimenti di legge per la certificazione degli apparecchi in merito al rischio fotobiologico (rischio di danni alla retina e ai tessuti degli occhi legati soprattutto all’uso dei Led).

• Utilizzo dell’illuminazione di tipo “adattivo”, anche per il risparmio energetico, che permette di variare il tipo di illuminazione prevista per le strade, secondo le condizioni meteo del giorno.

• Possibilità di utilizzare, oltre agli orologi astronomici, che fanno accendere gli impianti di illuminazione all’alba o al tramonto, i relè crepuscolari, che comandano l’accensione della luce anche in particolari condizioni di anomala scarsa luminosità (es. temporali, eclissi, o non funzionamento dell’orologio astronomico) a prescindere dall’orario previsto.

• Migliore specificazione del regime a cui sono sottoposti i nuovi impianti di illuminazione realizzati per riqualificare gli impianti già esistenti, e identificazione dei parametri tecnici che possono essere non rispettati, in caso di concreta e oggettiva impossibilità (ad es. nel caso in cui l’impianto sia riqualificato senza spostare i pali della luce, oppure in caso di apparecchi storici tutelati dalla Soprintendenza).

• Miglioramento dei requisiti tecnici previsti per i “particolari impianti di illuminazione” quali gli impianti sportivi, l’illuminazione architettonica, le aree verdi, e le insegne luminose, grazie all’apporto professionale di tecnici specialisti del settore.

In Italia, non esiste una normativa nazionale sull’inquinamento luminoso. Leggi regionali sono state approvate in 15 regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto).

Tre norme tecniche italiane fanno riferimento in modo diretto o indiretto all’inquinamento luminoso: UNI10819, UNI10439, UNI9316.

Nella normativa internazionale, l’inquinamento luminoso è definito come quella luce artificiale che causa effetti dannosi all’ambiente, alla ricerca astronomica, al godimento del cielo notturno o produce abbagliamento indesiderabile o una inutile illuminazione. Nell’inquinamento luminoso sono incluse: la luce mal direzionata, la luce deviata, la luce riflessa evitabile, la luce durante le ore in cui non è necessaria ed infine livelli di luce in eccesso rispetto a quelli necessari per soddisfare il compito visivo richiesto.

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