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La luce si fa piatta

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Il panorama del lighting si sta evolvendo velocemente. No si tratta solo di un progresso tecnologico, ma di una rivoluzione nel modo di pensare il corpo luminoso.

Dopo avere parlato di led e delle loro possibili applicazioni, anche la frontiera dell’elettroilluminescenza organica OLED merita il nostro interesse. Mentre il led apre degli scenari applicativi nella luce puntiforme – quella lineare deriva dal semplice allineamento dei minuscoli punti – l’OLED è una soluzione associata a una distribuzione areale della luce. Gli aspetti che più ci interessano sono lo spessore trascurabile (si va a un massimo di 2 mm di supporto) e il bassissimo consumo, che la rende ideale per situazioni in cui è sufficiente un rischiaramento debole dell’ambiente.

{FOTO}Dobbiamo ricordare però un limite: i moduli, che funzionano sul basso voltaggio, non possono superare certe dimensioni. Pertanto, ogni sua applicazione si basa necessariamente sulla ripetizione di tanti elementi, costringendoci, per ora, a rinunciare a una superficie continua grande a piacere.

Questa tecnologia non poi così nuova, ma si sta predisponendo a importanti declinazioni.

La prima riguarda la flessibilità e l’interattività. Ce ne dà dimostrazione la Philips attraverso Lumiblade. Tanti moduli, usati come “semilavorati”, possono essere montati come una tenda interattiva, poiché a ciascun pezzetto corrisponde un sensore capace di registrare la presenza della persona e di tradurla in variazione luminosa.

Sul versante più ortodosso, troviamo l’impiego dell’OLED in lampade dalla tipologia “tradizionale” disegnate da Toshiyuki Kita. Ad esempio Comet è sì apparecchio da tavolo, ma gioca con il tema dell’immaterialità totale: il supporto è in metacrilato trasparente curvato e la sorgente coincide con un semplice foglio luminoso.

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