La Sala concerti di Salonicco, tra contrasti e giochi di luce | Architetto.info

La Sala concerti di Salonicco, tra contrasti e giochi di luce

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In linea con lo spirito della città che la ospita, la Thessaloniki Concert Hall è una struttura che fa convivere nello stesso luogo tradizione e modernità. Commissionata dall’amministrazione pubblica per dotare Salonicco, seconda città greca, di un polo virtuoso per la musica, sia dal punto di vista della formazione che della rappresentazione, la sala concerti è una delle realizzazioni più recenti del grande architetto giapponese Arata Isozaki. Il suo completamento è avvenuto in due fasi distinte: l’edificio M2, che è stato ultimato nel 2000, si caratterizza per le sue linee minimali e rigorose, mentre M1, realizzato in tempi più recenti, manifesta un’ispirazione in forte contrasto, ispirata a forme più tradizionali e all’influsso bizantino.

I due volumi si integrano e completano diventando reciprocamente sfondo e accompagnamento, dialogo e contrasto cromatico. Volumi semplici e definiti, valorizzati dal sapiente uso di materiali moderni, come l’acciaio e il vetro, si affacciano sul mare creando suggestive prospettive interno/esterno. Elemento centrale dell’edificio è il grande foyer sviluppato su 3 livelli e invaso dalla luce naturale che attraverso una sorprendente vista sul mare collega le diverse sale del teatro.

L’Amphitheatron Hall è una sala che può contenere fino a 500 posti a sedere, mentre la Flat Hall è una struttura modulabile da 300 posti che può essere suddivisa in 3 diverse sale ricettive. Il teatro possiede 2 livelli di parcheggi interrati per dare accesso a 230 veicoli. Completano l’opera una Biblioteca della musica ed un Museo degli strumenti musicali.

Un altro degli elementi di grande interesse della struttura è il suo progetto illuminotecnico, curato da Simes, che riveste un ruolo fondamentale nel dialogo tra i volumi tradizionali e quelli più recenti, senza dimenticare il fascino del panorama sul mare. Sul piazzale principale una selva di stilos simula la natura, traendo vantaggio dalle lampade poste sulla sua estremità, in grado di creare un fascio di luce a 360°e quindi illuminare simulando un cielo di stelle, delle lampare sul mare, le luci di un porto, il tutto stimolando un dialogo imprevedibile con le altre fonti luminose e i conseguenti riflessi, attraverso improvvise e cangianti fughe prospettiche. In questa dinamica di equilibri e capovolgimenti, anche l’illuminazione installata nelle ampie terrazze urbane delle coperture e quella dei cilindri downlight della pensilina rivolta verso il mare, producono un effetto ludico basato su geometrie sospese. Più in generale, l’apparecchio luminoso non viene mai nascosto ma discretamente rappresentato in forme plurime, ordinate, simmetriche, diventando un’appendice tecnologica importante nella definizione dell’edificio e del suo grado di finitura.

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