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Lampade immateriali

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A pochi giorni dalla settimana milanese del design, Davide Groppi annuncia cinque nuovi progetti: Nulla, Film, Foil, Estasi e Goodmorningchina.

Quei nuovi modelli sono la riconferma di una cifra poetica e stilistica che ha avuto inizio vent’anni fa, come astrazione dalle mode e dall’overdose di segni che il ciclo post-moderno ha introdotto nel nostro linguaggio.

Non c’è formula più efficace dell’ascoltare il racconto dello stesso Groppi: «Le nostre lampade sono semplici, leggere, uniche, pure, necessarie. Talvolta magiche. Dalla lampadina fino alla ricerca di una luce senza fonte, per restare semplicemente avvolti dalla luce che ci accoglie. Lampade pensate per dare profondità allo spazio in cui viviamo o semplicemente per fare luce. Sempre alla ricerca del limite tra luce e buio. Ci piace pensare alle nostre lampade come ad un alfabeto con cui scrivere storie. Storie fatte di percorsi, incontri, emozioni».

Ma non bisogna pensare alla collezione di Groppi, simultaneamente imprenditore e designer, come a uno strascico minimalista. Le sue creazioni sono la perfetta sintesi tra le forme e le soluzioni tecnologiche, in un inarrestabile percorso innovativo.

Anche nella figurazione più rigorosa c’è del coraggio.

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