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Modernità e tradizione a Murano

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La lavorazione del vetro artistico è la cifra distintiva dell’isola di Murano, a tiro di battello da Venezia. La geografia insulare di quello che oggi chiameremmo “distretto produttivo” ha fatto sì che certe tecniche e certi stili mantenessero delle peculiarità spiccate. La riconoscibilità di quegli artefatti è rimasta inalterata per secoli: intrecci di venature policrome hanno marchiato vasi e lampadari.

Solo negli anni ’60 del secolo scorso, il design ha cercato delle sinergie tra quella tradizione così illustre e magica e le forme di una modernità che guardava ai temi spaziali e astronautici. Così, ad esempio, le bollicine del vetro “pulegoso” suggerivano, sotto l’effetto della luce, una galassia… quel filone inseguiva una sorta di aggiornamento espressivo valorizzando però le tecniche di lavorazione, che erano finora rimaste confinate in uno stucchevole classicismo e in un orizzonte rigidamente borghese.

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Le aziende che hanno cavalcato quell’onda sono sostanzialmente poche. la pioniera è stata forse Venini, attraverso la collaborazione con Carlo Scarpa, a partire dalla fine degli anni ’40. Tuttavia, possiamo riscontrare una grande coerenza nella collezione di AV Mazzega, che non si riallaccia tanto ai fasti di specchi e vasi, ma tiene viva quella tradizione iniziata proprio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, quando le lampade di Murano venivano influenzate da un certo design radicale…

Oggi l’azienda si avvale di collaboratori come Christophe Pillet e Luisa Bocchietto. Ma anche tutti gli altri non rinunciano al fascino di trasparenze preziose e sofisticate, senza rinunciare alla dimensione contemporanea.

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