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Sperimentazione e poesia

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Con una puntualità tutta teutonica, ogni anno Ingo Maurer presenta gli esiti di una ricerca che lo rende unico nel mondo del light design. Le foto allegate riportano le sue novità, ma vogliamo cogliere questa occasione per descrivere – seppur brevemente – la figura di un designer (?) che ha cambiato il modo di fare e di percepire la luce elettrica. La figura di quel creativo si pone a cavallo tra arte e design, anche se il rigore progettuale e l’appropriatezza delle scelte tecnologiche ci lasciano prediligere il secondo ambito.

Da decenni Maurer lavora con la luce; rompendo ogni legame con la tradizione, il suo merito consiste di avere introdotto la vera poesia nel light-design: chi non ricorda la lampadina con le ali in vere piume di volatile? Agli inizi degli anni ’70 è stato il massimo esponente del filone Pop, spaccando gli argini con l’invenzione della celebre lampada da tavolo a forma di lampadina gigante.

{GALLERY}Nei decenni seguenti, la sua ricerca assume un credito ancora maggiore se pensiamo all’introduzione delle sorgenti innovative (led) in prodotti-installazione dotati di una forte valenza emozionale.

Dopo i virtuosismi tecnologici, diretti alla smaterializzazione dell’artefatto, Maurer è tornato all’iconografia pop. È come se il valore della forma recuperasse il centro del suo interesse. I suoi concept recuperano matericità grazie a tubi metallici e a siliconi, che vanno a strutturare le sue nuove lampade da appoggio. Ma non mancano effetti scenotecnici, ben lontani dl prodotto seriale: “Lacrime del pescatore” è la costellazione di cristalli Swarovski aggrappati a tre strati di rete metallica, che, agitati da un ventilatore, proiettano riflessi random nella stanza.

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