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Tra cielo e acqua

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Il cammino di Ross Lovegrove lungo la strada del linguaggio organico approda alla lampada chiamata Andromeda. Il nome ci suggerisce un mondo fantascientifico, ma le forme dell’oggetto sono ispirate ancora una volta alle immagini bio-istologiche.

La lampada consiste in uno scheletro asimmetrico tondeggiante, realizzato in poliuretano bianco ad alta densità. L’illuminazione è di tipo introverso: all’interno della “gabbia”, la luce emessa da otto LED equidistanti fra loro viene riflessa da piccoli specchi appositamente orientati.

L’esito emozionale della lampada sta nel gioco di ombre creato nell’ambiente circostante. Più che sospeso nel cielo, alla persona sembra di essere immersa nell’acqua, grazie alle gigantesche bolle proiettate su soffitto e pareti.

Lovegrove è ancora alle prese con un oggetto ieratico, impalpabile, che sfugge alle classificazioni. Pur nella coerenza del suo linguaggio, una poetica coerente attraversa le sue creazioni. È quella di oggetti sospesi al di fuori del tempo, tra monumentalità e negazione della classicità.

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