Immobili artistici, la 'riserva' a favore degli architetti e' confermata | Architetto.info

Immobili artistici, la ‘riserva’ a favore degli architetti e’ confermata

wpid-20925_historicalbuilding.jpg
image_pdf

L’attività sugli immobili sottoposti a tutela appartenenti al patrimonio artistico, limitatamente alla parte di edilizia civile, deve essere riservata agli architetti, mentre gli ingegneri hanno competenza per quanto riguarda la parte tecnica dell’attività. Questo stato giuridico non costituisce una forma di ‘discriminazione alla rovescia’ a danno degli ingegneri civili italiani rispetto a quelli stranieri.

E’ la conclusione a cui è giunta una recente sentenza, la n. 21 del 9 gennaio 2014 del Consiglio di Stato, sezione sesta, che ha respinto il ricorso di primo grado avanzato da un ingegnere e dall’Ordine degli ingegneri di Verona e provincia, e contestualmente ha respinto anche il ricorso in appello presentato dagli Ordini degli ingegneri delle province di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza, Verona, Rovigo e Belluno.

Una complessa vicenda giuridica che si protrae da anni, e che ha coinvolto anche la Corte di Giustizia europea. In sintesi, la tesi sostenuta dagli ingegneri mirava a mettere in discussione direttamente il Regio Decreto del 23 ottobre 1925, n. 2537, che fissa il “Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto”. Secondo l’articolo 52 del detto decreto, per quanto concerne gli interventi sugli immobili a tutela storico-artistica, sono di specifica competenza degli architetti “le parti di intervento di edilizia civile che riguardino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico”. Permane invece la competenza degli ingegneri per “le attività progettuali e di direzione dei lavori che riguardano l’edilizia civile vera e propria”, cioè l’intervento tecnico. La critica su cui vertevano i ricorsi è che questa riserva a favore degli architetti costituisse un danno per gli ingegneri italiani rispetto agli ingegneri di altri Stati, che invece sarebbero liberi di operare nel nostro mercato. Una tesi che verteva in particolare su un’interpretazione della direttiva 85/384/Cee, in merito al “reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli del settore dell’architettura”, e che per questa ragione ha richiesto persino il parere della Corte di giustizia Ue.

Con la sentenza 21/2014 il Consiglio di Stato di fatto recepisce il parere espresso dalla Curia di Lussemburgo, respingendo i due ricorsi e rafforzando di fatto l’orientamento già emerso: agli ingegneri ‘resta’ la possibilità di lavorare alla parte tecnica sugli immobili vincolati, e questa preclusione non costituisce una discriminazione ma, addirittura, un vantaggio: “Paradossalmente”, si legge nel testo della sentenza, “esaminando gli elenchi nazionali di cui al richiamato articolo 11, è proprio il caso italiano dei professionisti in possesso del diploma di ‘laurea in ingegneria’ nel settore della costruzione civile (e nondimeno abilitati per il diritto italiano al’esercizio di una professione indipendente di una professione nel settore dell’architettura) a presentare (al pari dei richiamati casi belgi, portoghesi e greci) possibili profili di vantaggio in favore dei professionisti nazionali, con potenziali effetti distorsivi in danno degli ingegneri di altri Paesi dell’Ue la cui normativa nazionale di riferimento non consenta agli ingegneri di conseguire una analoga abilitazione”.

 Scarica la sentenza in versione integrale (.pdf)

Copyright © - Riproduzione riservata
Immobili artistici, la ‘riserva’ a favore degli architetti e’ confermata Architetto.info