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Inarsind scrive al ministro Cancellieri

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Sospendere l’esame dei Regolamenti e studiare percorsi omogenei per architetti e ingegneri, che condividono lo stesso ente di Previdenza, le stesse Organizzazioni sindacali, le stesse tariffe e lo stesso mercato di riferimento. Sono solo alcune delle modifiche che Inarsind – il sindacato degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti – chiede di considerare nell’esame dei Regolamenti che i Consigli nazionali degli architetti e degli ingegneri hanno presentato al ministero della Giustizia.

Inarsind ha inviato, a questo proposito, una lettera al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri firmata dal presidente del sindacato, Salvatore  Garofalo e dal segretario nazionale, Michela Diracca . Il sindacato, dicendosi sicuro che il pragmatismo e la determinazione del ministro sapranno superare i molti problemi legati a questo “momento cruciale” per la riforma delle libere professioni, chiede con forza che l’esame dei Regolamenti sia sospesa, e che sia presa seriamente in considerazione la modifica del punto riguardante la formazione continua, solo uno dei “punti incerti” legati alla entrata in vigore del nuovo Dpr 137 del 6 agosto 2012 che detta le linee guida della riforma.

La formazione continua, dicono Garofalo e Diracca nella lettera, è un elemento fondante della professione: per i liberi professionisti l’aggiornamento non è un obbligo ma una necessità per misurarsi con il libero mercato, che giorno dopo giorno “certifica” e “valuta” le capacità del libero professionista. Diversa la situazione per quei professionisti che lavorano alle dipendenze di enti pubblici e privati, università e scuole di ogni ordine e grado che, pur erogando servizi essenziali, non sono sottoposti a nessuna forma di verifica. Per questo secondo Inarsind i liberi professionisti dovrebbero essere esonerati dalla certificazione obbligatoria, una modifica che verrà chiesta a breve al Parlamento.

Ma alcune modifiche sono necessarie anche nei Regolamenti di attuazione studiati dai Consigli nazionali di architetti e ingegneri. Questi i punti che Inarsind propone di modificare nei Regolamenti di attuazione e, al fine di offrire un contributo concreto, il Sindacato ha anche allegato alla lettera una possibile proposta di Regolamento, frutto del costante confronto con i territori e che tiene conto delle esperienze degli altri paesi.

1) Studiare un Regolamento unico per architetti e ingegneri, che i rispettivi Consigli nazionali concertino con le più rappresentative organizzazioni sindacali di categoria.

2) Concedere il tempo necessario affinché si formino gli Enti di formazione e gli Enti di vigilanza, assegnando un congruo numero di Crediti Formativi Professionali iniziali, in modo da evitare il fiorire incontrollato di corsi di formazione

3) Evitare che chi vigila sui corsi li possa anche organizzare “in proprio”, anche attraverso organismi controllati (Ordini e Fondazioni, ad esempio)

4) Disporre che le organizzazioni sindacali riconosciute come parte sociale attraverso la confederazione di appartenenza abbiano un preventivo e generale accreditamento (secondo le modalità previste dal comma 2 dell’articolo 7 del Decreto137/2002) e non la validazione della singola iniziativa formativa, differenziando nettamente il percorso di validazione delle proposte formative da quello delle società a fine di lucro

5) Considerare il collocamento di chi non svolge le attività di formazione prevista, o non si doti di assicurazione professionale obbligatoria a regime, in un apposito elenco degli iscritti inattivi (dipendenti, docenti o liberi professionisti inadempienti).

Per quanto attiene l’assicurazione obbligatoria, a un mese dall’entrata in vigore dell’obbligo, tutto appare troppo indefinito come le prestazioni e i rischi connessi da assicurare, le  franchigie e i massimali in rapporto al fatturato del professionista. Inoltre nessun obbligo è previsto per le Assicurazioni  che non sono tenute a fornire il servizio e che oggi, magari solo per accaparrarsi una potenziale clientela, sono disposte a concedere premi ridotti per poi, in assenza di  opportuni controlli e vista l’obbligatorietà, aumentarli a dismisura negli anni successivi. Per questo, in una lettera inviata al presidente del Consiglio  e ai ministri della Giustizia e dello Sviluppo economico, Inarsind chiede il rinvio di un anno dell’obbligo assicurativo.

 

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