Come il Bim è servito a costruire i ponti di Expo 2015 | Architetto.info

Come il Bim è servito a costruire i ponti di Expo 2015

I ponti di raccordo stradale attorno al sito di Expo Milano 2015 sono stati realizzati utilizzando il Bim, grazie a un bando che già dal 2010 lo richiedeva. Ne abbiamo parlato con lo studio Citterio Viel and Partners

courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners - foto: Leo Torri
courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners - foto: Leo Torri
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Dentro e fuori il sito di Expo Milano 2015 sono molti i progetti ad essere stati basati sull’impiego del Bim, Building Information Modeling. Se ormai è diffusa tra i professionisti e i committenti la consapevolezza dei benefici che questa visione ‘olistica’ sul progetto comporta, è altrettanto vero che in Italia sono ancora isolati i casi legati alla progettazione di infrastrutture complesse, sicuramente meno del ramo building, dove ci sono esempi già completati e persino realizzazioni sperimentali e pionieristiche (una su tutte: il delicato progetto di restauro del Teatro Lirico di Milano, al momento in stand-by, dove l’innovazione tecnologica ha consentito un rilievo della struttura esistente con un dettaglio eccezionale).

Un’eccezione in ambito infrastrutturale è rappresentata dai viadotti di interconnessione tra l’Autostrada dei Laghi e la viabilità locale nella zona di Molino Dorino, nella parte nord-ovest del sito di Expo 2015. Un complesso intreccio di ponti, tunnel sotterranei e nodi di connessione, con parti fuori terra e parti interrate, per quattro km complessivi di lunghezza che, partendo dall’autostrada A8, attraversano diverse zone di accesso al sito, superando l’autostrada Milano-Torino, la ferrovia, per poi integrarsi nel programma integrato di intervento di Cascina Merlata e uscire appunto a Molino Dorino.

Responsabile del progetto è il rinomato studio Antonio Citterio Patricia Viel and Partners, vincitore della gara a capo di un team composto da imprese di ingegneria civile, viabilistica e architettonica (coadiuvati da un artista del colore, Jorrit Tornquist, e con il progetto illuminotecnico di Metis). Un’impresa che rappresenta un’eccezione per tante ragioni: sia riguardo alla storia dello studio – di grande fama ma storicamente impegnato più sul building e sull’interior design – sia per la sperimentazione ‘in grande anticipo’ sui tempi di soluzioni Bim, richieste dal bando già nel 2010, ben prima che il Bim fosse adottato come criterio obbligatorio per gli appalti da Paesi come il Regno Unito e che l’Europa lo indicasse nei requisiti suggeriti agli Stati membri per i bandi.
Abbiamo incontrato a Milano Claudio Raviolo, partner e responsabile del progetto per Citterio Viel e Claudio Vittori Antisari, Bim manager, all’interno di un incontro organizzato da Autodesk, fornitore di tutte le soluzioni Bim adottate per il progetto.

Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners - foto: Giulio Boemi

Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners – foto: Giulio Boemi

“La gara che abbiamo vinto prevedeva oltre all’aspetto solitamente funzionale anche un aspetto a carattere più simbolico”, spiega Raviolo. “La richiesta è stata che oltre a un elemento funzionale determinante, il progetto del Ponte avesse anche un carattere iconico rispetto all’Expo di futura costruzione. Adesso si può vedere chiaramente, ma all’epoca bisogna immaginarsi lo spazio del sito completamente vuoto”.

Da qui la scelta di contraddistinguere il ponte con una sequenza di archi sfalsati da 140 mt nel tratto di scavalco dell’autostrada A4 di 200 metri nel tratto Expo e a conclusione un arco eccentrico strallato di 90 metri nel punto sovrastante l’autostrada A8. Il percorso del ponte è stato pensato quindi per circa 800 metri in quota su un ridotto numero di pile, sfruttando l’elevata tecnologia del vincolo dinamico con cui gli appoggi sono stati ideati. Il tutto inserito in un progetto strutturale complesso di impatto leggero e poco invasivo, caratterizzato da toni cromatici a carattere dinamico a due sfumature di grigio scuro e chiaro.

Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners - foto: Leo Torri

Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners – foto: Leo Torri

“Tra le varie sfide da affrontare, c’è stata quella di dover mostrare in fase di progetto il rapporto tra l’opera costruita e il contesto. Grazie agli strumenti tecnologici abbiamo potuto costuire tavole di prospetto generale in cui si vedeva l’inserimento del ponte nel contesto, l’impatto degli archi rispetto al monte di Expo – poi ridotto – la forma degli impalcati eccetera. Il vantaggio era quello di poter mostrare da subito l’impatto di un’opera così complessa e delicata”.
“Era fondamentale poter sviluppare il progetto direttamente su un modello esecutivo per integrare le diverse competenze che concorrevano alla progettazione ingegneristica e alla fornitura delle strutture a corredo”, continua Raviolo. “Oltre alla creazione di un modello tutt’altro che rettilineo dovevamo poter simulare l’impatto di componenti come la carteratura sagomata del rivestimento, l’illuminazione notturna del ponte e lo stesso progetto colore di Tornquist”. Il tutto con tempi di consegna estremamente rapidi.

Antonio Citterio Patricia Viel and Partners - foto: Leo Torri

Antonio Citterio Patricia Viel and Partners – foto: Leo Torri

Per gestire tale complessità, il team ha utilizzato i sistemi della Autodesk Building Design Suite, che – caso interessante e forse insolito – sono stati ‘estesi’ agli stessi progettisti strutturali e impiantistici da parte dello studio. “Visto che tutti i nostri collaboratori non erano in grado all’epoca di fornirci file di Revit da implementare, abbiamo deciso di investire e farci carico del ‘passaggio’ dalle progettazioni 2D in AutoCad di alcuni fornitori implementandole nel nostro progetto. Di fatto abbiamo avuto un ruolo di coordinamento perché abbiamo integrato tutte le progettazioni all’interno del nostro piano di lavoro”.
E’ proprio sotto questo aspetto che emerge uno dei vantaggi più importanti dell’impostazione Bim: “Ogni volta che in cantiere sono venuti a chiederci di fare varie verifiche sul modello – interferenze, deviazioni sui corsi d’acqua etc. – abbiamo potuto gestire con grande fluidità queste richieste proprio sulla base della complessità delle informazioni raccolte in un solo sistema. Perciò anche se in fase iniziale questa impostazione ha avuto dei costi superiori, in termini di ritorno successivo, soprattutto in fase di cantiere, tutti gli imprevisti legati alle strutture erano sotto controllo, e a ogni eventuale problema si poteva dare una risposta immediata, attingendo al modello 3D e mostrandolo all’esecutore”.

Una schermata di Autodesk Building Suite 2016

Una schermata di Autodesk Building Suite 2016

“Io devo ammettere che la scelta del sistema Bim”, continua Raviolo, “all’epoca ci è potuta sembrare quasi azzardata, anche in termini di energie. Eppure ha pagato: e noi ne stiamo sentendo i benefici sempre di più, anche in termini di commesse estere. Mentre infatti solo adesso molti attori del mercato iniziano a fare il passaggio al Bim, noi eravamo già pronti”.

A confermare i vantaggi sul piano internazionale dell’approccio Bim è Vittori Antisari, architetto impegnato come Bim manager nel progetto del Ponte Expo. “Il sistema Revit è in grado di recepire e implementare il nostro modo di lavorare, per tradurre input eterogenei in un unico modello integrato di informazioni. Anche per questa ragione stiamo iniziando a collaborare con altre realtà internazionali che lo utilizzano”, spiega Vittori Antisari. “Si sta verificando il fenomeno della creazione di modelli condivisi, che è un passo successivo al lavoro svolto per Ponte Expo e per il quale il nostro studio è un pioniere in Italia”.

Un esempio di visualizzazione da Autodesk Infrastructure Suite 2016

Un esempio di visualizzazione da Autodesk Infrastructure Suite 2016

“Nei nostri progetti – non solo il Ponte – stiamo sperimentando con mano come il passaggio al Bim inteso come strategia progettuale che vede confluire in un unico database tutte le informazioni dia proprio la capacità al progettista di gestire una complessità che prima non era gestibile”, continua il Bim manager. “Il coordinamento dei consulenti e le verifiche di cantiere si potevano fare anche col Cad, certamente, ma andando fuori mercato. Con progetti di tale complessità il Bim è la soluzione migliore per gestirle con risorse razionalizzate. In più va considerato il vantaggio della qualità del progetto che migliora sensibilmente”.

“Al momento noi abbiamo circa 60 progettisti e 4 impegnati ad hoc sul Bim. Il nostro studio ha voluto fare un investimento di notevoli proporzioni in termini di tecnologia e formazione specializzata sul tema. E’ questo che ci porta alla vera e propria sfida per gli studi di progettazione: che non è tanto l’implementazione stessa del Revit, quando un nuovo modo di concepire il processo, di natura sempre più collaborativa. Con il Bim troviamo assieme l’architetto, l’ingegnere, l’impiantista insieme alle imprese esecutrici e i committenti – anche pubblici – che vivono un’inedita sinergia in cui si riescono a ridurre i costi e gli sprechi e ad aumentare la qualità”, continua Vittori Antisari.

foto di cantiere: courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners - foto: Leo Torri

foto di cantiere: courtesy Antonio Citterio Patricia Viel and Partners – foto: Leo Torri

“Noi abbiamo voluto fare lo sforzo di passare al Bim prima del tempo e ci sentiamo dei precursori”, aggiunge in chiusura Raviolo. “Questa scelta è confermata dai tempi: basta vedere quanti corsi di formazione al Bim stanno nascendo in questi mesi. E’ difficile entrare in un’ottica di progettazione integrata, ancor più per studi come il nostro che seguono progetti di tipo davvero differente: noi abbiamo deciso di improntare sullo stesso sistema tanto la progettazione di una maniglia per l’interior quanto quella di un ponte… Ma tutto ciò paga: basta vedere che in moltissime delle gare pubbliche uscite a settembre la progettazione Bim è richiesta. E spesso vale punti in più. Noi, avendola già avviata e sistematizzata, ci troviamo in una posizione di vantaggio. Di contro, il territorio spesso non ci supporta, e questo appare palese confrontandoci con l’estero, dove ormai è la norma”.

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