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La riqualificazione urbana del futuro: Vancouver House di BIG

Premiata al World Architecture Festival 2015, la Vancouver House di Bjarke Ingels Group (BIG) è un intervento di riqualificazione urbana che combina tanti elementi in un sito difficile e di transito, persino complesso da riassumere in una definizione

© Bjarke Ingels
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La Vancouver House è una delle più radicali proposte avanzate dallo studio più visionario degli ultimi anni, Bjarke Ingels Group. Si tratta di un progetto straordinario che affronta i vincoli dettati da uno spazio residuale nella città canadese e trasforma un cavalcavia autostradale (il Granville Street Bridge) in un quartiere vitale, attraverso la progettazione di una b, di un villaggio urbano ad uso misto e di uno spazio pubblico anomalo permeato da installazioni artistiche (il Beach District). Per la sua carica innovativa, il progetto di BIG si è aggiudicato il premio di “Future project of the year” al World Architecture Festival 2015.

Commissionato dal promotore immobiliare Westbank, Vancouver House & Beach District è un esemplare di tipologia urbana che combina tanti elementi in un sito difficile. Il volume tridimensionale della torre residenziale è il risultato di un processo formale legato alla configurazione del sito, al design e all’investimento immobiliare. La forma distintiva dell’edificio, più stretto alla base e più ampio ai livelli superiori, è una risposta diretta alle limitazioni del lotto, attraversato da un cavalcavia autostradale che assume la forma di un tridente. Per mantenere una distanza di 30 m dal traffico stradale, la Vancouver House occupa un piccolo lotto triangolare di 1.982 mq e si sviluppa verso il cielo per un’altezza di 59 piani.

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Una vista notturna del complesso urbano Vancouver House & Beach District, attraversato dal cavalcavia autostradale © Bjarke Ingels

Con l’obiettivo di massimizzare l’investimento, BIG ha quindi pensato di ampliare progressivamente l’area di ciascun piano partendo da una planimetria triangolare alla base che si espande fino a diventare un rettangolo negli ultimi piani. Destinata a diventare un’ architettura iconica per Vancouver, la torre si mostrerà alla città con un aspetto unico: la sua percezione cambia continuamente in base al punto di vista e appare come una tenda tirata indietro per svelare la città alle sue spalle.

Questo processo progettuale evidenzia qualche eco del Flatiron Building di New York, traendo la logica di trasformare un difficoltoso lotto triangolare in un landmark per la città, sfruttando nel caso di New York l’avvento delle strutture in acciaio e nel caso di Vancouver la capacità di ottimizzare l’investimento immobiliare.

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Il profilo della torre residenziale è dettato dal progressivo ampliamento di ogni piano, triangolare alla base e rettangolare negli ultimi piani © Bjarke Ingels

Alla base del grattacielo residenziale saranno dislocati tre padiglioni più bassi che identificano un complesso urbano di uffici, negozi e ristoranti affacciati su una serie di piazze pubbliche che si estendono sotto le strade sopraelevate. Questi edifici occupano infatti gli spazi interstiziali tra i ponti del Granville Street Bridge e assumono una configurazione triangolare, arricchita da tetti verdi inclinati e terrazze centrali aperte verso il cielo, con particolare attenzione al tema della sostenibilità e del risparmio energetico. Seguendo l’intenzione di animare l’area urbana dislocata sotto il ponte per renderla uno spazio civico, BIG ha infine immaginato questo spazio come una grande galleria all’aperto, un luogo per mercati, concerti e arte pubblica con installazioni come il lampadario dell’artista Rodney Graham.

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Sotto ai ponti autostradali Bjarke Ingels immagina uno spazio pubblico permeato da installazioni artistiche © Bjarke Ingels

Sarà compito di Bjarke Ingels completare anche il disegno degli interni nel rispetto della filosofia di opera d’arte totale. La torre ospiterà 333 suite distribuite nei primi 46 piani, 50 case di proprietà nei 10 dieci piani successivi e 9 attici già venduti. L’edificio è infatti considerato come un pezzo d’arte: ogni suite è progettata su misura e non vi sono planimetrie uguali; ogni elemento della costruzione è disegnato con cura come dimostra la lobby centrale, concepita come una galleria d’arte contemporanea in cui le cassette postali diventano una scultura galleggiante in metallo nero, alla pari del vano scala o del desk d’accoglienza. Il design non convenzionale e inaspettato degli interni, curato da Francesca Portesine (Senior Designer di BIG NY) utilizza una gamma di colori e finiture che richiamano i materiali di tutto l’edificio: rame, acciaio, vetro e materiali naturali. Progettati ad hoc il set di sanitari con i produttori Kohler e gli elettrodomestici in collaborazione con Miele; disegnate su misura anche le cucine, organizzate attorno ad un’isola modellata come una scultura in legno e corian.

Westbank sostiene che l’edificio sarà uno dei grattacieli residenziali più tecnologici e per questo punta alla certificazione Leed Platinum. Il sistema di ventilazione e recupero di calore sarà molto efficiente, con tripli vetri in ogni facciata e illuminazione Led a risparmio energetico. Il completamento è previsto per il 2018.

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