Ingegneria, informatica e biologia | Architetto.info

Ingegneria, informatica e biologia

wpid-4202_.jpg
image_pdf

Nel mondo del design, le nostalgie non hanno diritto di cittadinanza. E nel settore dell’automobile ancor meno. Nella storiografia del design, la fase gloriosa dell’industria automobilistica è stata certamente quella dell’America anni ’30, quando trionfavano le forme aerodinamiche (il cosiddetto Streamline). Ingegneria applicata al design o design applicato all’ingegneria: una sintesi perfetta per un indirizzo progettuale fortemente orientato al progresso e alla modernità.

Più che essere aerodinamiche, le forme dei veicoli di quell’epoca sembravano proprio generate dall’impatto dell’aria in condizioni di alta velocità. Il progetto del treno, dell’automobile o dell’aereo possedeva un carattere decisamente empirico, frutto della sperimentazione diretta.

Quelle acquisizioni sono ampiamente radicate nell’industria automobilistica attuale. Il comportamento del veicolo non può superare quel grado di perfezione. Oggi, forse proprio per quello, l’evoluzione tipologica si basa su un forte grado di astrazione. Nello studio dei concept car, l’elaborazione delle forme – parliamo di ricerca estetica allo stato puro – è il massimo dispiegamento del calcolo digitale. Il coinvolgimento dell’informatica nella progettazione è il momento supremo della razionalità scientifica e dell’artificio. Eppure, nella sua onnipotenza creativa, riagguanta le forme della biologia.

Non è un caso vedere modelli simili a squali, gechi, meduse, granchi, chiocciole, calamari e armadilli.

La padronanza del disegno digitale ci consente di ritornare in possesso delle forme della natura più arcaica e dimenticata. Con ironia o con tutta la serietà dell’approccio bionico, ecco una nuova connessione tra due sfere apparentemente inconciliabili.

{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
Ingegneria, informatica e biologia Architetto.info