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ABITARE NELL'ABITACOLO

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Gli spazi della nostra civiltà si smaterializzano. Altre volte assumono delle dimensioni inusuali se paragonati alla tradizione. Ma in altri casi delle funzioni complesse implodono in ambiti dalle dimensioni assai esigue.

Chiusi o aperti, blindati o permeabili, gli abitacoli proseguono quell’idea di “cabina iperfunzionale” delineata a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 dagli architetti dell’avanguardia. Ma tra allora e oggi esiste una differenza di fondo. Principalmente riferite allo spazio domestico, quelle erano delle entità autoconcluse, poiché si fondavano su presupposti di tipo meccanico.

Il tema dell’abitacolo, oggi, è affrontato in termini multilaterali poiché vi è una fortissima convergenza tecnologica. La tecnologia che vi interviene appartiene a due mondi. Da un lato, agiscono sulla sensorialità come tema di progetto tipico della contemporaneità. Capsule per il relax, cabine doccia ultra-accessoriate e postazioni delle automobili mirano a un concetto di ambiente come seconda pelle, dove il comfort psicofisico si spinge fino ai singoli sensi.

Dall’altro, sono protagoniste le tecnologie informative. Anche in un living room o in uno spazio ricreativo si possono creare delle isole caratterizzate da una forte presenza della comunicazione onnipresente. L’esigenza di controllo ambientale varca i confini fisici dello stesso abitacolo e diventa connettivo.

Anche le tipologie tramandate dalla tradizione – ad esempio il caravan – possono subire delle ampie ridiscussioni in base a questo nuovo scenario.

Da tenere d’occhio anche tutte le nuove tipologie di microspazio adatte al nomadismo che, nella nostra civiltà, sta assumendo delle proporzioni sempre più consistenti.

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