Alessandro Mendini. Empatie, un viaggio da Proust a Cattelan | Architetto.info

Alessandro Mendini. Empatie, un viaggio da Proust a Cattelan

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Ad Aosta, presso il Centro Saint-Bénin di Piazza Sant’Orso, sarà inaugurata venerdì 12 dicembre 2014, la mostra Alessandro Mendini. Empatie. Un viaggio da Proust a Cattelan”,omaggio all’architetto e designer milanese, tra i più celebri a livello internazionale.

L’esposizione, curata da Alberto Fiz, è organizzata dall’Assessorato in collaborazione con l’Atelier Mendini, che ha ideato un allestimento spettacolare e coinvolgente composto da una serie di strutture verticali policrome, simili a paraventi, collocate nella navata centrale dell’ex-chiesa sconsacrata, in grado di modificare radicalmente la percezione dello spazio e la sua fruizione.

Sono oltre 80 le opere esposte tra dipinti, disegni, progetti, sculture, mobili, oggetti d’arredo creati dall’inizio degli anni Settanta sino a oggi, in un percorso che si caratterizza per una serie di incontri e contaminazioni con grandi esponenti della letteratura, del design e dell’arte. Ne emerge un viaggio romanzesco quanto affascinante, in cui tra gli spazi del Centro Saint-Bénin fanno la loro comparsa i dialoghi con Marcel Proust, Ettore Sottsass, Kazimir Malevich, Alberto Savinio, Frank Stella e Maurizio Cattelan.

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Emblematico è il caso di Marcel Proust a cui è legata una delle opere più famose di Mendini, la Poltrona Proust del 1978, proposta in mostra insieme a numerose altre declinazioni dove appare evidente come la ridefinizione dell’elemento di arredo passi attraverso la letteratura assumendo un aspetto mentale in un ricordo che si materializza intorno all’idea della decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac.

L’oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor prima di una funzione in una progressiva ipotesi utopica destinata al raggiungimento di una sintesi possibile”, afferma Mendini che nello “spazio” Proust al Centro Saint-Bénin ha voluto proporre una serie di opere che si connettono direttamente con la celebre poltrona -.

Lo stesso principio vale per il suprematista russo Kazimir Malevich la cui teoria del colore viene applicata da Mendini a Neo Malevic, una scultura in cartapesta dipinta a mano che ha le vaghe sembianze di un totem africano. Il desiderio di sviluppare la componente tridimensionale della pittura investe anche Alberto Savinio.

Se, come afferma Mendini, “la mitologia è fonte infinita di utopie, il percorso dell’esposizione prosegue attraverso la messa in scena di un altro colloquio ricco d’implicazioni, quello con l’amico Ettore Sottsass con cui Mendini ha condiviso il desiderio di liberare il design da ogni ipotesi di funzionalismo, restituendo agli oggetti un’anima scanzonata e ribelle.

La mostra prevede anche l’incontro con Frank Stella, protagonista dell’arte americana e anticipatore del movimento minimalista da cui, in seguito, prenderà le distanze. Il fil rouge che unisce Mendini e Stella è il Groninger Museum nella cittadina olandese di Groningen inaugurato nel 1994. L’edificio, che poggia sull’acqua come una nave e ha una straordinaria assonanza con l’Isola dei giocattoli di Savinio, è stato concepito da Mendini come un complesso polimaterico dove architettura, design e pittura trovano una nuova coniugazione.

Di fronte ad un outsider come Frank Stella non poteva che trovare posto Maurizio Cattelan. Con lui Mendini ha dato vita ad un duetto gustoso accostando la miniatura della sua celebre Scivolavo, la sedia inclinata verso terra del 1975, con la reinterpretazione fotografica che ne ha fatto Cattelan utilizzando la Scivolavo come specchio conturbante e sensuale. Recentemente Mendini ha collaborato al catalogo della mostra torinese Shit and Die curata da Cattelan.

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