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Architettura moderata, design pirotecnico

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Divide la carriera di architetto tra Danimarca e Svezia, paesi in cui realizza opere di grande importanza tanto nell’edilizia residenziale che in quella pubblica. La critica concorda sul fatto che l’architettura di Jacobsen manifesta un perfetto equilibrio fra le istanze perseguite dai movimenti d’avanguardia degli anni ‘20 (De Stijl, Bauhaus) e la tradizione costruttiva e formale dell’architettura danese. Ne deriva una mediazione interessante fra la purezza volumetrica e la netta caratterizzazione delle superfici. Questa ricerca di “normalità” e questo rispetto della tradizione costruttiva locale sono controbilanciati da un atteggiamento molto più sovversivo sul fronte del design. Anzi, oggi Jacobsen viene considerato uno dei massimi esponenti del rinnovamento radicale dell’arredo, che egli avvia addirittura negli anni ’50.

Mentre in tutto il mondo il gusto tende a una sorprendente omogeneità – nel senso di una globalizzazione ante litteram – Jacobsen cerca la diversità in una direzione quasi pop. I suoi arredi si caricano di forme decisamente nuove e di colore, tanto da precorrere certi linguaggi spaziali degli anni ’60.

I prodotti di Arne sono pirotecnici ma molto attenti alla produzione industriale. Lo dimostrano le assidue collaborazioni con Louis Poulsen (per le lampade) e con Fritz Hansen (per le sedute), dove studia soluzioni produttive agili e compatibili con una diffusione democratica dell’oggetto.

Ancor oggi sono in produzione le celebri sedie della linea 3100 di Fritz Hansen: oltre a essere comode, impilabili ed eleganti, rivelano un gusto intramontabile e quasi affettuoso.

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