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Innovazione come invenzione

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Nel campo del design d’arredo, il tema della sedia è il più “frequentato”: un’infinità di modelli, eppure poche innovazioni sostanziali. Prendiamo spunto dalla sedia poiché costituisce, a dispetto dell’inflazione merceologica, la presenza più massiccia nel già cospicuo lavoro di Riccardo Blumer.
Blumer, cittadino svizzero ma di stanza a Varese, non è lontano dal glamour milanese solo in senso geografico. Non lavora sulle forme ma sulla sostanza tecnologica delle “cose”. E nella sedia questo approccio è forse più evidente che in altri temi di progetto. Ogni volta che un suo prodotto viene pubblicato è perché contiene un fortissimo quid di innovazione, che lo rende diverso da altri prodotti dello stesso autore e dai prodotti consimili di altri autori. La ricerca di Blumer si spinge nel DNA tecnologico del caso di studio. E si tratta di un DNA nascosto, cioè lontano dall’impatto funzionale dell’apparato elettronico e dal virtuosismo espressivo di linee e superfici. Blumer affronta il prodotto d’arredo come fosse un edificio ricco di implicanze e problematiche costruttive. Nervature, impregnazione dei tessuti, incastri modulari e tensioni sono pretesti per ragionare sulle proprietà della materia come portatrice di originalità e di diversità.

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