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La boutique-tavolozza

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Gli stilisti sono anche dei mecenati, si sa. Non tanto nella veste di “protettori” degli artisti, ma soprattutto perché inclini all’apertura di nuovi scenari creativi, alla sperimentazione, a ciò che va “avanti”… Le collaborazioni si svolgono in termini paritetici, tra professionisti. Tra moda, design e/o architettura si intrecciano fenomeni fecondi, specialmente sul tema del disegno degli spazi dedicati al retail.

Ci piace segnalare l’iniziativa del belga Raf Simons, designer di moda maschile, che ha commissionato a Sterling Ruby la “decorazione” della nuova boutique di Tokyo. L’artista, tedesco di nascita ma vive e opera a Los Angeles, ha affrontato le superfici del negozio come una tela continua. L’installazione trasforma lo spazio da scatola bianca, dai volumi netti, in qualcosa di completamente diverso. Lo strumento espressivo è una gran quantità di “splash” di color blu, che formano sui due piani della boutique un pattern psichedelico, vicino alla poetica dell’Espressionismo Astratto.

Lo store è concepito come un immenso quadro tridimensionale, tutto da attraversare. Questa scelta è sottolineata dal fatto di esporsi completamente sulla strada attraverso una vetrata continua, a doppia altezza. Insomma, un’opera da ammirare, a disposizione del pubblico.

A questo punto si solleva una problematica: la forte personalità dell’ambiente non soverchia la merce? Niente affatto. Tra prodotto e spazio si stabilisce un confronto dialettico, una sorta di reciproco completamento. Ed entrambi si esprimono sulla scena pubblica, come in un manifesto di stile.

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