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La sedia (a maglia) di Eames

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Se il nome di Charles Eames (e della sua partner personale e professionale Ray Kaiser) è scritto nei libri di storia del design mondiale, è soprattutto per merito del prodotto che ha caratterizzato il lavoro della coppia in modo inconfondibile: la sedia.

Dagli anni Quaranta il loro sodalizio creativo costruì un infallibile mix che si basava sull’equilibrio tra funzionalismo e capacità di lavorare con committenti istituzionali; una formula di successo che permise loro di diventare figure chiave della cultura di massa degli Stati Uniti di mezzo secolo, scrivendo una pagina importante dell’affermazione del design industriale in ambito artistico e, soprattutto, economico.

Soprannominate “potato chip” per la loro celebre curvatura dello schienale e della seduta, le sedie di Eames hanno vissuto nella memoria collettiva soprattutto nella loro variante a fili metallici, datata 1951 e diventata un cult imprescindibile del catalogo di Herman Miller: un classico di leggerezza e trasparenza che rappresentava un’evoluzione rispetto alla prima versione plastica.

Un esempio di notorietà che trascende gli ambiti specifici del design industriale, e che nel corso degli anni si è prestato a innumerevoli rielaborazioni creative. Come quella dell’artista giapponese Akira Ishikawa, che ha pensato di utilizzare la griglia dello schienale e della seduta per intessere un vero e proprio lavoro a maglia; in questo modo ha dissacrato l’aspetto freddamente post-industriale dell’originale, simbolo della produzione di massa, per caratterizzarlo tramite uno spirito “DIY (Do it Yourself)”, senza tuttavia manometterne l’originale struttura.

Le sedie a maglia di Eames sono state intessute da Noriko di Plain Living e disegnate da Akira Ishikawa per Tokyo CultuArt di Beams.

V.R.

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