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Lo spettacolo del fashion

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Parola d’ordine: personalità. La scena commerciale del fashion cerca nuovi linguaggi capaci di condurre il marchio del settore fashion verso soluzioni progettuali molto caratterizzanti. La fase del minimalismo è finita, almeno nella versione diretta a mettere in risalto la merce attraverso un linguaggio neutrale e scarno.

Anche le nuove boutique esprimono la vocazione a diventare luoghi di intrattenimento, innanzitutto visivo. In fondo, la contemporaneità cerca soluzioni ambigue e multidirezionali, ed è qui che il design dà forma a nuovi codice espressivi. Frequentare oggi un fashion store significa fare un’esperienza complessa. Significa assorbire una filosofia, uno stile, attraverso la stessa immagine del negozio.

Un esempio clamoroso. Tempo fa Giorgio Armani, re dello stile garbato e soft, non immaginava che, vent’anni dopo, avrebbe affidato a Massimiliano Fuksas l’immagine dei suoi nuovi negozi in giro per il mondo, partendo proprio da Cina e Giappone. E l’approccio dell’architetto romano non rimane certo nell’understatement. Il virtuosisismo disegnativo si manifesta nella sua totale audacia.

Le nuove boutique sono delle scene dinamiche ed espressivamente forti. L’abito o l’accessorio diventano parte di un progetto comunicativo totale e totalizzante. Un po’ come accadeva oltre un secolo fa con la Wiener Werkstatte, dove però, nel pieno clima delle Arts & Crafts, l’idea del coordinamento stilistico era assai rigida.{GALLERY}

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