Museo del gioiello a Vicenza: l'allestimento di Patricia Urquiola | Architetto.info

Museo del gioiello a Vicenza: l’allestimento di Patricia Urquiola

La designer spagnola ha allestito nella Basilica Palladiana di Vicenza il primo museo italiano interamente dedicato all'arte orafa

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Inaugurato con un allestimento firmato dalla designer spagnola con studio a Milano Patricia Urquiola, il nuovo museo del Gioello di Vicenza è il primo completamente dedicato all’arte orafa aperto in Italia e uno dei pochi esistenti al mondo.

Costato un milione di euro e voluto e realizzato da Fiera di Vicenza in collaborazione con il Comune di Vicenza, occupa uno spazio di 410 mq all’interno della Basilica Palladiana e raccoglie e convoglia le istanze di un territorio che ha sempre investito sulla produzione orafa diventando in questo campo un centro di importanza mondiale (Fiera di Vicenza ogni anno organizza VicenzaOro, una delle manifestazioni di settore più importanti nel mondo). E di sicuro valore è anche la direttrice del nuovo museo Alba Cappellieri, professore ordinario di Design del Gioiello e presidente del corso di laurea di Design della Moda presso il Politecnico di Milano, presidente della Women Jewellery Association Italy, titolare di brevetti internazionali con De Beers e curatrice di numerose mostre incentrate sul design della moda e sulla storia del gioiello.

L’intenzione dichiarata del progetto del museo e del suo allestimento, elaborato da una designer fra i più richiesti a supporto di una collezione di 400 oggetti esposti, è la proposta di un “viaggio alla scoperta dell’universo gioiello”, che offre una panoramica completa partendo dai tempi più antichi per arrivare alle esperienze più moderne e innovative dei gioielli realizzati con la stampa 3D.

Da un punto di vista museologico, la restituzione non avviene seguendo un ordine cronologico ma è impostata sulla successione di temi il cui sviluppo è affidato, all’interno di altrettante aree, a curatori in rotazione biennale.

© Cosmo Laera

Per l’apertura e per il primo biennio i temi sono: Magia. I talismani e gli amuleti, i gioielli apotropaici (sala 1, curata da Sara Picciau e Paolo Maria Guarrera dell’Istituto Nazionale di Etnoantropologia); Simbolo. I gioielli simbolo di potere, religione, stati d’animo, condizione sociale (sala 2, Stefano Papi di Sotheby’s); Funzione. I gioielli strettamente relazionati ad attività specifiche legate agli usi e costumi di una società (sala 3, Bianca Cappello, storica e critica del gioiello); Bellezza. La perfezione del disegno e la preziosità dei materiali combinati per creare perfetta armonia tra il bello e il ben fatto (sala 4, Franco Cologni di Fondazione Cologni dei mestieri d’arte); Arte. I gioielli-scultura realizzati da artisti di chiara fama internazionale che trasferiscono dall’arte al gioiello la loro ricerca espressiva (sala 5, Graziella Folchini Grassetto della Galleria Folchini Grassetto di Padova); Moda. I gioielli accessorio legati all’evoluzione del costume (sala 6, Deanna Farneti Cera della Galleria Ornamenti d’autore di Milano); Design. I gioielli che preferiscono il valore intangibile del progetto al valore delle gemme e dei metalli preziosi (sala 7, Gijs Bakker, designer); Icone. I gioielli narrativi che hanno innovato linguaggi, forme, materiali e significati (sala 8, Alfonsina Russo e Ida Caruso del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia); Futuro. Uno sguardo in avanti sui nuovi orizzonti e le prospettive inedite (sala 9, Aldo Bakker, designer).

© Cosmo Laera

L’allestimento, distribuito come gli spazi su due piani (uno con ingresso, bookshop e spazi per mostre temporanee e il secondo dedicato all’esposizione della collezione), segue e accompagna questa scansione e si è dovuto confrontare con un edificio importante e complesso, nonché da poco restaurato e sotto tutela. Così, all’interno di ambienti neutri (ma che hanno riservato sorprese durante il cantiere come la scoperta del frammento di una crocifissione), gli oggetti sono posizionati all’interno di teche modulari diversamente aggregabili e di dimensioni differenti che offrono proposte di esposizione diversificate per la maggior parte delle sale, con soluzioni progettate invece su misura per il migliore adattamento a locali dalle dimensioni particolari.

L’autore


Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino e Giulietta Fassino.

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