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Nam June Paik Library, biblioteca interattiva

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È situata all’interno dell’Art Center di Yong-In, in Corea del Sud, la Nam June Paik Library: una struttura elegante e contemporanea che è costituita essenzialmente da un cubo di blocchi trasparenti incastrati l’uno con l’altro che danno origine a spazi per la lettura, postazioni computer e schermi video, scaffali dove sono conservati i libri e gli archivi cartacei.

Ispirata ai processi artistici di Nam June Paik, artista di origini sudcoreane considerato tra i pionieri della videoarte, la biblioteca è stata progettata da David Eugin Moon e Nahyun Hwang dello studio di architettura americano NHDM proprio per raccogliere, conservare e fornisce accesso al materiale storico e contemporaneo relativo all’artista, oltre alle informazioni generate dagli stessi utenti.

L’obiettivo del progetto di realizzare una sorta di “dispositivo multifunzionale’, che ridefinisse il rapporto tra utenti della biblioteca e informazioni sembra proprio esser stato raggiunto dai due architetti americani. Mentre la biblioteca tradizionale si caratterizza per la trasmissione in uno direzionale delle informazioni, è statica, con contenuti centralizzati che vengono “passivamente” ricevuti dagli utenti, la Nam June Paik Library si propone di promuovere l’accesso non lineare e in un certo senso “casuale’ alle informazioni, per stimolare la produzione di informazioni e il confronto di idee.

Il risultato è un cubo al centro di una stanza, trasparente, luminoso e iper tecnologico, tanto da essere soprannominato dagli stessi progettisti la “macchina-biblioteca’ che offre “dispositivi architettonici e programmatici”. Tra questi, David Eugin Moon e Nahyun Hwang segnalano la giustapposizione delle informazioni in forte contrasto con la semplice forma geometrica della struttura.

Gli oggetti e documenti legati al lavoro di Paik sono sparsi, ma collegati e mappati su tutta la superficie della struttura: i dispositivi tecnologici permettono di conoscere le opere di Paik, nonché le informazioni sugli avvenimenti artistici al di fuori della biblioteca. Parti della “macchina” possono essere staccate dal resto come moduli indipendenti e sono pensate per “viaggiare liberamente’ in altre stanze o addirittura all’aperto, ad esempio in occasione di proiezioni video o performance sonore.

Il progetto tenta di rendere concreto l’immateriale e di trasformare un’esperienza personale in una collettiva e interattiva. Attraverso la Nam June Paik Library, i contenuti diventano dinamici, e il consumatore dell’informazione diventa anche produttore, il cosiddetto prosumer: utente che, svincolandosi dal classico ruolo passivo, assume un ruolo attivo nel processo che coinvolge le fasi di creazione, produzione, distribuzione e consumo dell’informazione.

La produzione collettiva e la condivisione delle informazioni rende l’esperienza della Nam June Paik Library multi-direzionale e reciproca.

O.O.

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