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Ospitare il paesaggio

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Partendo dalla intuizioni di Mies van der Rohe, tutto il Modernismo architettonico si è nutrito del rapporto tra interno ed esterno, con soluzioni spesso assai felici, poetiche e di forte interesse visivo.

Quella tradizione, tesa a smaterializzare il muro come fattore di unità tettonica, viene recuperata anche da Max Pritchard, autore di Southern Ocean Lodge, un elegante albergo situato nell’isola di Kangaroo, nell’Australia meridionale. Il progettista dimostra una spiccata sensibilità per la conformazione del luogo. Disegna una struttura filiforme, allungata, che vede le camere sono disposte a catena. L’assetto edilizio rispetta il paesaggio, dove la natura è pressoché incontaminata: vegetazione brulla, strapiombi rocciosi e spiagge bianche.

Tra interno ed esterno esiste un dialogo perfetto. Il panorama entra dentro, ma non azzera le scelte stilistiche, che sono comunque garbate. Legni chiari, toni soft, linee semplici, materiali naturali come la pietra a spacco, grandi superfici vetrate… insomma, le due entità si completano a vicenda. Il contesto dell’entertainment è certamente chic, ma si tratta di un lusso né volgare né ostentato. Il design interviene in modo elegante e perfino colto, diretto a valorizzare una risorsa – la bellezza del territorio, appunto – che normalmente è sottoposta a scempi.

Nella migliore delle ipotesi, un progettista saggio fa sì che il solo volume architettonico sia in armonia con il paesaggio o con la tradizione costruttiva del contesto. In quell’aggregato estroverso e limpido, sono addirittura le scelte di finitura e arredo a interloquire con il paesaggio, come se l’apparato edilizio non esistesse. Fra l’altro, questo indirizzo è uno dei tratti distintivi dell’intero approccio di Pritchard.
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