Restaurare il design, quali prospettive? | Architetto.info

Restaurare il design, quali prospettive?

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Diverse le iniziative che ripercorrono la storia del design in questa Design Week 2014: compie i 40 anni il divano Maralunga di Vico Magistretti per Cassina; Luceplan festeggia il milione di copie vendute della lampada Costanza di Paolo Rizzatto del 1986; a Palazzo Reale si apre 100% Original Design, il progetto in difesa del design d’autore ideato e promosso dal 2012 da Elle Decor Italia per contrastare la contraffazione che, nell’allestimento interattivo dello studio N!03 mostra gli oggetti e gli arredi con le loro forme innovative, i piccoli e grandi avanzamenti tecnologici di cui sono testimoni, le interpretazioni di bisogni e umori sociali di cui sono stati portatori, e spiegano il perché della loro permanenza nell’immaginario e nella vita reale; i 100 pezzi disegnati da Caccia Dominioni sono esposti presso lo showroom di Azucena; al Palazzo delle Stelline si possono rivedere le icone del post-moderno della collezione Memphis con i lavori del gruppo fondato nel 1981 per produrre gli oggetti disegnati da Ettore Sottsass; la Fondazione Albini apre per una visita guidata tra i pezzi di design più belli e rari di Franco Albini; infine alla Triennale di Milano inaugura la VII edizione del Museo Design “Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerità, autoproduzione”.

Tanti oggetti in mostra che hanno tra i 40 e i 50 anni. Diventa allora interessante capire come si comportano nel tempo tutti questi prodotti, simbolo della creatività italiana, realizzati con materiali spesso innovativi e sperimentali.Il design cambia nel tempo, non solo per l’evoluzione del gusto ma anche per le reazioni chimiche nei materiali. E di questo i designer forse dovrebbero tener conto perché le loro opere non perdano il fascino dell’ideazione originale.

Da un sondaggio compiuto dal Victoria and Albert Museum di Londra, nelle collezioni dei musei europei del XX secolo ben il 40% delle opere è costituito da materie plastiche. Vale a tale proposito ricordare inoltre uno studio parallelo condotto in Gran Bretagna e in Scandinavia sugli oggetti in plastica appartenenti a svariate collezioni. Da tale indagine si evince che l’1% degli oggetti, risultando fortemente deteriorati, necessitano di essere urgentemente restaurati, mentre il 12%, presentandosi in una fase primaria di deterioramento, richiedono solamente una pulitura e una stabilizzazione del processo di degrado. Questa ricerca ha inoltre evidenziato che il deterioramento delle plastiche di una collezione museale è visibile solo dopo 25-30 anni.

Particolare del vasino con papera di Kartell, 1968, prima del restauro

La ricerca nel settore sta avanzando, e la prima istituzione internazionale a portare l’attenzione sul tema è stato il Vitra Design Museum nel 2004. Gli oggetti di design sono tutti costituiti da distinti materiali. Tutti i materiali, per differenti concomitanze di fattori e di agenti specifici, possono subire alterazioni di vario genere. In particolar modo i materiali moderni si stanno deteriorando velocemente, non garantendo pertanto la longevità dell’opera. Le conoscenze relative al restauro di questi materiali sono oggi ancora superficiali. Le plastiche in genere si sono dimostrate le più vulnerabili. La diagnostica dei materiali presenti negli oggetti è la prima fase necessaria per comprenderne il comportamento in relazione ai vari fattori di degrado, e per poter programmare le modalità di intervento conservativo. Molto spesso sono proprio gli oggetti “usati” a venir a far parte delle collezioni, quindi oggetti che possono già possedere dei segni di degrado, o alterazioni irreversibili dovute alle condizioni di conservazione non idonee.

Le collezioni di design, anche se specifiche per tipologia, o per materiale, sono costituite da differenti materiali che convivono in uno stesso ambiente, ma che possiedono una reattività differente nel tempo. Pertanto la sinergia delle figure operanti nel settore e i mezzi investigativi, costituiscono un contributo indispensabile per una corretta gestione conservativa e per impostare eventuali interventi di restauro.

L’approccio al restauro prevede la raccolta di informazioni su un oggetto (storia progetto, materiali costituenti, ecc.) ricerca dei materiali di cui è stato fatto l’oggetto e infine le tipologie di degrado che l’hanno colpito. Con questa conoscenza di base, si può cominciare a concettualizzare un adeguato trattamento di conservazione senza alterare il progetto e la funzione  per il quale è stato concepito. Sono oggetti che possiedono una filosofia esplicita, in cui i prodotti possiedono la loro progettazione espressiva connessa alla problematica dei processi industriali. Per restaurare il design bisogna avere quindi una preparazione specifica.

In questi ultimi anni si è assistito a interessanti e complessi restauri, come quello di Futuro House di Matti Suuronen, una casa a forma di Ufo che è stata progettata nel 1964 come una cabina di sci. La sua produzione cessò dopo il 1972. L’ostacolo principale per il restauratore di design è spesso quello di trovare i materiali originali, per studiarli e per documentarsi. La conoscenza dei materiali è fondamentale per permettere allo specialista di affrontare i problemi relativi i danni di piccola dimensioni (graffi, macchie) e altri più evidenti come mancanze  e manomissioni derivate dal passato. Tale documentazione è fondamentale in particolar modo, quando si vuole restaurare quei “materiali impossibili “ creduti non restaurabili.

È il caso del polimero Cocoon, materiale plastico a base di polivinilacetato applicato a spruzzo brevettato negli anni Cinquanta e utilizzato soprattutto da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per aziende come Flos e Artemide.Ci sono voluti mesi di studio, analisi, un’attenta elaborazione del materiali per giungere a realizzare una tecnica di recupero reversibile per un materiale fino ad oggi definito impossibile da restaurare. Un lavoro che ha richiesto l’utilizzo di alcuni strumenti chirurgici, come specilli e aghi, e molta manualità. L’evoluzione nel settore della conservazione dei materiali ha fatto passi significativi, introducendo i chimici in un campo precedentemente associato ad artisti e artigiani, e includendo la prevenzione dei danni attraverso la gestione ambientale, piuttosto che solo attraverso attività volte a ripristinare opere già danneggiate. 

Particolare della lampada Fantasma, di Tobia Scarpa per Flos (1961), restauro del materiale Cocoon, ritenuto sino ad ora irrecuperabile: prima e dopo il restauro

La “professionalizzazione” del campo coincide con l’introduzione di standard e codici di conservazione, pubblicazioni scientifiche e lo sviluppo di norme che sono associate ad un’etica di conservazione. Quale sia il ruolo di un laboratorio del restauro del design, può essere ben sintetizzato dalle parole di Gillo Dorfles, il quale, in uno scritto del 1963 “Introduzione al design industriale” dice: che i concetti di arte e design verranno sempre più intercambiandosi e, cito testualmente: “Si dovrà attribuire a molti settori tecnologici e scientifici un valore estetico”. Oggi è sempre più difficile procedere con gli studi e la ricerca perché manca il supporto finanziario e  per ora la ricerca è supportata dalla passione che guida il laboratorio.

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