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Rimaneggiamenti acidi

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La figura di Tom Dixon, britannico, è sicuramente una delle più “frequentate” dai media di settore. Il fatto che ne parliamo in questa sede sfida ogni presunta sovraesposizione: di solito se ne presentano i prodotti – Dixon, da questo punto di vista, è assai prolifico – ma noi vogliamo puntare l’attenzione sul suo mondo espressivo.

La libertà con cui si muove il design contemporaneo fa sì che anche la tradizione sia sottoposta a reinterpretazioni e coinvolgimenti bizzarri. E di questa filosofia Tom Dixon ha fatto il proprio cavallo di battaglia. Il designer non cerca moduli formali strettamente personali. E, soprattutto, non ricerca il nuovo a tutti i costi. Piuttosto, individua negli stilemi degli anni ’50 e ’70 un repertorio da sottoporre a smonta-e-rimonta. Il tutto in chiave acida. Un’acidità che diventa la sua cifra linguistica privilegiata. Ecco, Dixon si distingue più per il “come” che per il “che cosa”, soprattutto quando arriva a contaminare fra loro i due decenni, pur così diversi fra loro.

Lampade e sedute sono trasportate da un tocco magico dai decenni più trasformativi del secolo scorso a un presente confuso, dove la quantità della merce sembra prevalere sull’originalità delle idee.

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